giovedì 27 agosto 2015

I luoghi della cultura: Admont, la biblioteca della luce

La maestosa biblioteca dell’abbazia di Admont ha una storia centenaria. Nonostante l’abbazia sia in piedi dal Medioevo, la biblioteca come la conosciamo oggi non verrà costruita prima dell’Illuminismo, e non poteva nascere in un periodo migliore per la diffusione e la protezione della conoscenza. Commissionata da Abbott Matthäus Offner, fu completata nel 1776 da Josef Hueber (1715 – 1787) che da buon illuminista pensava...: “come la nostra comprensione, anche gli spazi devono essere riempiti con la luce”. Metaforicamente e letteralmente, visto che le enormi stanze della biblioteca sembrano risplendere di luce propria. Ma l’architettura, sicuramente suggestiva, non è l’unico pregio della Admont Library: l’edificio è un perfetto esempio della convergenza di più arti – architettura, affreschi, sculture, manoscritti e stampe – in cui gli affreschi di Bartolomeo Altomante (1694 – 1783) e le sculture di Josef Stammel (1695 – 1765) occupano un posto d’onore. Ma da amanti della letteratura quali sono i nostri lettori non possiamo certo ignorare il suo patrimonio librario: con i 70.000 volumi della biblioteca e i 200.000 della abbazia, non dimenticando i 1.400 manoscritti e i 530 incunaboli, Admont Abbey è oggi uno dei maggiori centri di fede e cultura. I testi più antichi furono collezionati dai primi monaci benedettini che abitavano nell’abbazia: essi copiavano i manoscritti con diligenza e sapienza e una dovizia di particolari che oggi possiamo solo immaginare, e invidiare.
La storia dell’abbazia inizia nella valle dell’Enns nel 1074 dalla volontà dell’arcivescovo Gebardo, all’epoca di signori e cavalieri e di una Chiesa che ben poco si limitava a rimanere entro i confini della religione. In un tale contesto una ricca abbazia appariva splendida e giusta, infatti non impiegò molto a diventare uno dei più importanti centri monastici nel territorio austriaco.
Admont Abbey superò la lotta per le investiture e due incendi (uno nel 1152, l’altro nel 1865), le riforme e la Controriforma, e intanto i monaci benedettini copiavano e collezionavano manoscritti religiosi. Collezione che si arricchì significativamente dopo l’invenzione della stampa.
Quando i nazisti occuparono l’abbazia ne causarono il degrado; ma oggi, dopo numerosi restauri, ha riconquistato il suo antico splendore e la fama di centro culturale in cui non solo libri ma anche opere d’arte contemporanea possono trovare rifugio. È nel 2003, infatti, che sorge il museo d’arte contemporanea adiacente alla grande biblioteca.

 NdR

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