lunedì 24 agosto 2015

La glaciologia al servizio delle vittime del riscaldamento climatico

Lo scioglimento dei ghiacciai può avere conseguenze drammatiche per le popolazioni che vivono nelle Ande e nell’Himalaya. Per analizzare le trasformazioni in corso e prevenire i rischi, India e Perù hanno introdotto corsi di glaciologia applicata, con il sostegno della Svizzera.
«L’obiettivo del nostro lavoro non è solo di misurare i ghiacciai e di osservare la loro evoluzione. Si tratta prima di tutto di trasmettere delle conoscenze per ridurre i danni provocati a milioni di persone che dipendono da queste riserve d’acqua. Poi di elaborare strategie di sopravvivenza per permettere a queste persone di affrontare un cambiamento climatico che fa già parte della loro vita quotidiana», indica Nadine Salzmann. Questa esperta di criosfera di 39 anni delle università di Friburgo e Zurigo si reca circa tre volte all’anno in India e in Perù per formare esperti locali.
La ricercatrice è corresponsabile di una rete d’istituzioni scientifiche svizzere che esportano il know-how in questi due paesi. Malgrado l’importanza delle zone glaciali sul loro territorio, India e Perù hanno ancora lacune importanti in materia di studi sull’evoluzione di queste riserve d’acqua e sull’impatto del riscaldamento climatico. Inoltre, osserva la specialista, questi cambiamenti hanno un'influenza a medio e lungo termine anche sulla società. «Evidentemente anche noi impariamo molto grazie a questa collaborazione», aggiunge Nadine Salzmann.
Il Perù, che possiede il 71% dei ghiacciai tropicali – eccellenti indicatori dell’evoluzione del clima – e l’India, con la catena dell’Himalaya e i suoi ghiacciai d’importanza vitale per mezzo miliardo di persone, vogliono colmare queste lacune in materia di conoscenza.
Un errore alla base di tutto.
La supposta scomparsa dei ghiacciai dell’Himalaya entro il 2035, una previsione errata intrufolatasi nel quarto rapporto di valutazione del 2007 del Gruppo intergovernativo d’esperti sull’evoluzione del clima (IPCC), è stato un episodio sfortunato, ma che ha provocato una scossa. «Ha spinto l’India a prendere in mano il dossier e a sollecitare la collaborazione della Svizzera», spiega Nadine Salzmann.
«In seguito a questo rapporto, l’India ha iniziato a investire massicciamente nella ricerca glaciologica. Il problema è che non ha personale qualificato a sufficienza. Molti giovani ricercatori non sono sufficientemente formati per compiere missioni sul terreno», spiega Anil Kulkarni, geologo dell’Istituto indiano delle scienze di Bangalore, i cui studi hanno mostrato una diminuzione del 13% della superficie dei ghiacciai himalayani nel corso degli ultimi 40 anni.
Il programma per lo sviluppo delle ricerche glaciologiche nell’Himalaya è iniziato nel 2013. Si tratta di una formazione ideata dalla Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) e dal Dipartimento indiano delle scienze e della tecnologia.
«Considerando il ruolo di leader della glaciologia svizzera in materia di monitoraggio e di modellizzazione dei ghiacciai dell’Himalaya, penso che questa collaborazione scientifica ci aiuterà a compiere dei passi in avanti nella comprensione dell’influenza del cambiamento climatico sulla sicurezza idrica del subcontinente», sottolinea Anil Kulkarni, che coordina il programma di formazione d’esperti per il monitoraggio dei ghiacciai assieme al geografo Markus Stoffel, dell’Università di Ginevra.
In India vi è un grande potenziale, indica Nadine Salzmann. «In matematica e fisica sono straordinari; però devono applicare queste conoscenze sul terreno, con un approccio integrato. In questo campo abbiamo una grande esperienza da trasmettere. La nostra équipe non è composta solo di glaciologi. Siamo un gruppo interdisciplinare, formato anche da etnologi, sociologi, idrologi e altri esperti».
La Svizzera partecipa anche allo sviluppo di reti internazionali per sorvegliare il cambiamento del clima; in quest’ambito il comportamento dei ghiacciai costituisce un elemento importante.
La nomea internazionale della glaciologia svizzera è dovuta in particolare al suo debutto precoce. Nel 1893 ha elaborato il primo modello scientifico di calcolo e in seguito ha coordinato le prime reti di misurazione sistematica nel mondo. Non è di certo un caso se la sede del Servizio mondiale di sorveglianza dei ghiacciai (World Glacier Monitoring Service), attivo in più di 30 paesi, si trova a Zurigo. È anche in Svizzera che è stato effettuato lo studio più longevo: le misurazioni del nevato sul ghiacciaio del Clariden, nel canton Glarona, sono iniziate ben 100 anni fa.
Conferenza di Lima
La Conferenza dell’ONU sul clima di Lima si svolge dal 1° al 12 dicembre 2014. È considerata una tappa decisiva in vista della conferenza di Parigi (dicembre 2015), nella quale gli Stati sono chiamati ad approvare un accordo globale sulla riduzione delle emissioni a partire dal 2020.
A Lima, indica l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), la delegazione svizzera s'impegnerà affinché siano compiuti progressi tangibili nella preparazione dell'accordo del 2015. Per la Svizzera, si legge in un comunicato, «l'accordo dovrà vincolare tutti gli Stati in funzione delle loro responsabilità e delle loro capacità, tenendo conto dei bisogni specifici dei paesi meno sviluppati».
Nella capitale peruviana si discuterà anche del finanziamento della politica climatica nei paesi in via di sviluppo e dell’istituzione del Fondo verde per il clima, a cui la Svizzera potrebbe contribuire con 100 milioni di dollari.
Il governo svizzero annuncerà il suo obiettivo di riduzione per il 2030 nella primavera dell’anno prossimo, puntualizza l’UFAM. L’Alleanza climatica, che riunisce diverse organizzazioni ambientaliste, chiede una riduzione del 60% rispetto ai valore del 1990.
 
 
Patricia Islas

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