giovedì 20 agosto 2015

La pittura napoletana del ‘600 fa impazzire la Francia. Ecco la mostra che l’Italia ha rifiutato

Una donna bellissima, dai tratti morbidamente partenopei, i gioielli deposti in un piatto d’argento alla sua destra: il dipinto di Francesco Solimena – forse un’allegoria della città più sensuale del mondo – è l’immagine più emblematica della mostra L’âge d’or de la peinture à Naples. De Ribera à Giordano (L’epoca d’oro della pittura a Napoli. Da Ribera a Giordano) in corso dal 20 giugno al Musée Fabre di Montpellier (Francia) fino al prossimo 11 ottobre ma che in Italia non vedremo. Sono ottantacinque i capolavori – compresi un gruppo di inediti – provenienti da collezioni pubbliche europee, nordamericane e da Napoli, grazie ai quali gli studiosi fanno il punto su una delle stagioni più feconde dell’arte nella città sul Golfo, tirando le somme di venticinque anni di ricerche e studi.
E mentre il ministero francese della Cultura e della Comunicazione classifica l’esposizione come evento “di interesse nazionale”, mentre Le Figaro, Le Monde e Liberation dedicano ad essa prime pagine ed ampi servizi, dall'Italia arriva solo indifferenza. A parte i prestiti di opere provenienti dal Polo museale napoletano, dalla Pinacoteca dei Girolamini e dal Museo Gaetano Filangieri, lo stesso Comune di Napoli ha rifiutato di ospitare questa straordinaria mostra - come racconta lo storico dell’arte Nicola Spinosa, curatore dell’iniziativa insieme a Michel Hilaire, direttore del museo francese che la ospita – adducendo come spiegazione la mancanza di fondi. “Eppure per i festival della pizza, i fondi si riesce a trovarli” polemizza Spinosa che si è visto respingere anche la proposta di ospitare a Napoli la meno costosa mostra Arte e Vino. “Non ho nulla contro la pizza – puntualizza lo studioso - ma il turismo e l’industria culturale a Napoli hanno bisogno di ben altro”.
Insomma è evidente che ci troviamo di fronte all'ennesimo caso di beni culturali di origine italiana che suscitano interesse e fanno cassa all'estero – emblematico in tal senso il recente caso della mostra londinese ‘sold out’ con i reperti di Pompei – mentre qui da noi sono solo il simbolo di una serie di occasioni mancate. Occasioni per fare cultura in modo serio e per generare economia pulita.“Qui in Francia c’è un grande entusiasmo intorno all'evento, recensito dai principali quotidiani, ma sono molto deluso dallo scarso interesse mostrato dagli italiani e in particolare dai napoletani “, ha detto il professor Gennaro Toscano, direttore del francese Département des conservateurs dell’Institut national du patrimoine e negli anni ’80 operativo presso la Soprintendenza ai beni artistici e storici di Napoli.
E mentre Fleur Pellerin, ministro della cultura francese, scrive sul grande catalogo della mostra (edito da Lienart) che “è compito dei grandi musei organizzare mostre temporanee su dei soggetti ambiziosi che uniscano il rigore scientifico e la divulgazione del sapere e della bellezza” e che “L’Âge d’Or de la Peinture à Naples risponde a questa doppia esigenza”, qui in Italia ci concediamo il “lusso” idiota di respingere al mittente la proposta di ospitare una mostra che ci avrebbe fra l’altro permesso di conoscere da vicino un gruppo di opere inedite di autori italiani, fra cui tre di Luca Giordano – La mort de Cléopâtre da Clermont-Ferrand, Ecce Homo dal Petit Palais di Parigi e Saint François en extased’après Ribera, dalla chiesa di Gouvieux – un Ribera giovanile da Angers, Saint Pierre repentant, un Giuseppe Di Guido da Caen, Saint Sébastien soigné par Saint Irène, e uno schizzo di Francesco Solimena, Allégorie des vertus, da Dijon.
A chi vuol godere di tanta bellezza non resta dunque che recarsi a Montpellier e scoprire come la pittura napoletana – dall’arrivo in città nel 1606 del grande Caravaggio fino al trionfo del Solimena poco prima del ‘700 – si sia evoluta “fra un naturalismo espressionista e tragico ed un gusto barocco e sensuale del colore e del movimento”. La mostra si articola in sei sezioni distinte che permettono di comprendere con chiarezza un secolo particolarmente denso di creatività, fra l’eredità caravaggesca fatta propria dai pittori napoletani e il fiorire del genio barocco: Il ritratto di una città; Sulla scia di Caravaggio; Tra naturalismo e classicismo; La tentazione del colore; Mito e realtà; Il volo Barocco. Soggetti religiosi, mitologici, battaglie, nature morte, paesaggi, testimoniano la fecondità e la fantasia dei pittori napoletani, i più importanti dei quali sono protagonisti della scena culturale francese per tutta l’estate 2015 (da Battistello Caracciolo a Jusepe de Ribera, da Massimo Stanzione a Domenico Guarino, da Bernardo Cavallino a Luca Giordano, da Giuseppe Recco a Francesco Solimena, ecc.). La mostra mette in evidenza altresì i legami fra l’arte e la storia turbolenta di Napoli, dall'eruzione del Vesuvio del 1631 alla peste del 1656, passando per la rivolta di Masaniello nel 1647, in modo da offrire un ampio panorama di uno dei momenti più brillanti dell’arte italiana.Il tutto alla faccia nostra.

Kasia Burney Gargiulo

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