domenica 2 agosto 2015

L'editoriale di Nino Amato, nel primo storico numero del Gazzettino Italiano Patagonico.


La Nascita di questo giornale vuole essere un momento culturale forte per la comunità italiana in terra di Argentina una nazione che è fortemente legata alla nostra cultura attraverso l’arte, la poesia , la musica e il ballo. Nel contempo con questo giornale vorremmo raccontare l’Italia in modo differente parlando delle eccellenze italiane e delle bellezze dell’Italia sempre accantonate per dare spazio ad una falsa cultura, oppure ad un cronaca che è distante dalla vera identità dell’Italia e dell’essere italiano nel mondo e in particolar modo in Argentina. Argentina e Italia hanno condiviso, nel corso dell’ultimo secolo, significative esperienze di flussi migratori, sociali, commerciali e culturali. Si è così consolidato tra i due Paesi un legame che va molto al di là di un semplice rapporto di diplomazia e di cooperazione internazionale: l’Argentina è una parte d’Italia che vive oltre l’Oceano, l’Italia è un pezzo del cuore che batte nel petto dell’Argentina. Tra le molte affinità ed analogie che uniscono i due Paesi, la montagna è forse uno dei settori meno studiati e trattati. Ma è un dato di fatto che le varie problematiche di tale settore possano essere oggi considerate di alta priorità per entrambi: per gli aspetti socioeconomici, infrastrutturali, culturali, produttivi ed ambientali. Il nostro giornale vuole raccontare un Italia diversa da tempo ci si trova ha fare un’analisi in questi frangenti si impone invece una fredda analisi delle ragioni di un declino e delle prospettive che, malgrado o in conseguenza del trauma attuale, si aprono per il nostro futuro di italiani e di europei. Perché noi crediamo che, nonostante le apparenze, l’Italia abbia ancora un ruolo importante e specifico da svolgere. Ad esso ci richiamano, fra l’altro, i nostri partner comunitari. È con questo spirito che il nostro giornale intende sollecitare la riflessione sull’interesse nazionale italiano. Nei fortunati decenni del «semiprotettorato» americano l’Italia ha goduto di una condizione di privilegio geopolitico. Essa ha favorito lo sviluppo e la modernizzazione del paese, un’impresa la cui memoria nessuna crisi attuale o futura potrà cancellare. Ma la nostra rendita di posizione, garantita dal bipolarismo, ci ha anche emancipato dal dovere di pensare il nostro posto in Europa e nel mondo. Protetto dall’ombrello atlantico, membro fondatore della Cee, il nostro paese ha utilizzato il campo occidentale come schermo dietro cui celarsi per evitare di assumere un profilo autonomo. Nella glaciazione ideologico-strategica della guerra fredda le nostre élite potevano certo coltivare spazi e rapporti politico-commerciali privilegiati, specialmente con il mondo arabo e con alcuni dell’Est. Ma in una simile costellazione il discorso pubblico sull’interesse nazionale non aveva alcuna possibilità di avviarsi. A impedirlo cospiravano fattori culturali e geopolitici. Certamente oggi l’Italia vive una storia diversa che non è lontana da quella Argentina un popolo ed una nazione non diversa dall’Italia anzi noi italiani che viviamo in argentina siamo contenti perché ci sembra di stare a casa ecco perché è nato questo notro giornale.

Un
saluto con affetto a tutti
Nino Amato

2 commenti:

  1. Felicitaciones por tu trabajo en la informacion y en pos de la cultura en Gral

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  2. Felicitaciones por tu trabajo en la informacion y en pos de la cultura en Gral

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