lunedì 24 agosto 2015

Omaggio agli imprenditori elvetici che hanno fatto crescere il Sud Italia.

Una mostra per rendere omaggio alla Svizzera e al suo contributo alla crescita economica e sociale di una terra unica, tra il Vesuvio e Pompei: 13 artisti svizzeri a Scafati, ospitata nello spettacolare Real Polverificio Borbonico fino al 30 settembre, è l’occasione per riscoprire un antico legame, rimasto ancora oggi impresso nei luoghi-simbolo della città campana.
Quella che inizialmente può apparire come una normale mostra collettiva di artisti contemporanei, in realtà è un omaggio per quanto è stato fatto da alcune famiglie svizzere a Scafati, primo comune della provincia di Salerno, confinante con la famosa area archeologica di Pompei. E’ qui che, grazie all’iniziativa di numerosi imprenditori elvetici, è fiorito un polo industriale del tessile che ha cambiato non soltanto l’economia, ma anche il tessuto sociale.
L’idea di una mostra di arte contemporanea per celebrare un legame che ha radici nel passato è venuta agli artisti Barbla Fraefel-Zah e Peter Fraefel, lei di Coira e lui di Lucerna, con il sostegno del pittore-scultore Angelo Casciello, direttore del Centro per l’arte e la cultura ospitato all’interno del polverificio.
La coppia, anche nella vita, vive parte dell’anno a Campagna, non lontano da Scafati, è molto legata al territorio, dove è attiva nella promozione culturale. E così come l’Amministrazione comunale ha prontamente accolto la loro richiesta, altrettanto ha fatto il Governo svizzero, che risulta tra gli enti promotori dell’evento, in particolare nella figura del consigliere agli Stati bernese Hans Stöckli (Partito socialista), che nel suo intervento riportato sul catalogo si dice “orgoglioso” dell’iniziativa.
Un cotonificio svizzero al Sud
L’inizio della presenza svizzera a Scafati risale al 1824, quando in paese arriva Giovanni Giacomo Meyer, zurighese di Regensdorf, che già nella non lontana Piedimonte Matese (Caserta) era caposala in un’industria tessile di proprietà di un altro svizzero, Giovanni Giacomo Egg.
A Scafati Meyer lancia il suo cotonificio, che nel giro di pochi anni diventa fiorente e cambia il volto dell’intera zona, come testimoniato dall’allagamento, nel 1825, al socio Giovanni Rodolfo Zollinger, anch’egli di Zurigo ma da tempo residente a Napoli.
“Questa mostra è il nostro ringraziamento a quegli imprenditori svizzeri che contribuirono alla crescita del nostro territorio, dichiara a Swissinfo.ch il sindaco di Scafati, Angelo Pasqualino Aliberti. E la scelta di ospitarla nel Real Polverificio Borbonico, che abbiamo recuperato a spazio culturale e che entro l’autunno verrà definitivamente venduto dal Demanio italiano al nostro Comune, ne è un ulteriore omaggio”.
L’azienda fondata da Meyer prospera e arriva ad avere 1500 dipendenti, non soltanto di Scafati, ma anche delle campagne circostanti, e tra i lavoratori tante sono le donne. “Questa famiglia svizzera – prosegue il sindaco Aliberti – ha avuto un rapporto molto intimo con la nostra comunità, tanto che Meyer donò al comune il suo palazzo, che è ancora oggi Palazzo Meyer, la sede del nostro municipio”.
Il cotonificio cresce, ma arrivano anche i problemi: nel 1837 la peste e nel 1841 l’inondazione del Sarno, Meyer è così costretto a liquidare Zollinger. Il cotonificio rinasce però grazie a suo figlio, Arnoldo Meyer, e al suo nuovo socio, l’imprenditore, sempre svizzero, Rodolfo Freitag, che sposa sua sorella Elisabetta.
A sua volta due figlie di Freitag sposano due figli di Federico Alberto Wenner, originario di San Gallo, tra i fondatori a capo del polo tessile del capoluogo Salerno. In particolare Roberto Wenner, marito di Giovanna Freitag, prende in mano le redini dell’azienda del suocero: sotto la sua guida il cotonificio di Scafati ha saputo tenere la concorrenza, facendo entrare lo stabilimento di Scafati nelle Manifatture Cotoniere Meridionali.
"Un debito di riconoscenza"
“Nel nostro paese questi lungimiranti imprenditori svizzeri hanno trovato il territorio ideale: il fiume Sarno navigabile e le coltivazioni di robbia da cui ricavare il rosso per la tintura, quello nostro è noto come ‘Rosso di Adrianopoli’ o ‘Rosso turchesco’, famoso anche nell’impero ottomano. Meyer, al suo arrivo nel 1824, prese le redine di una piccola azienda locale che produceva questo colore”, racconta a Swissinfo.ch l’assessore alla Cultura e Innovazione Tecnologica, Antonio Fogliame.
E come per i Meyer anche per i Wenner il rapporto con la città fu stretto, tanto che la villa comunale, di proprietà del Comune dal 1933, è ancora oggi Parco Wenner. “Sappiamo di avere un debito di riconoscenza verso la Svizzera e i suoi cittadini che qui hanno deciso di investire – conclude l’assessore Fogliame – e abbiamo deciso di sdebitarci con questa mostra, ospitata nell’unico polverificio del Regno delle Due Sicilie. L’entusiasmo, da entrambe le parti, è stato tale che è stata organizzata in soli cinque mesi”.
Scafati è il comune più a settentrione della provincia di Salerno e tra quelli napoletani con cui confina c’è anche Pompei. E’ il principale centro, in termini di popolazione, dell’‘Agro nocerino sarnese’ e, al livello geografico, si trova alle pendici del Vesuvio.
Palazzo Meyer e Parco Wenner sono attigui, entrambi costeggiati dal fiume Sarno.
Prima con i Meyer e poi con i Wenner, Scafati è diventato uno dei più importanti centri tessili del sud Italia, con esportazioni in tutto il Mediterraneo, centro strategico per il Regno delle Due Sicilie, con i Borboni che vi hanno costruito il loro unico polverificio.
 
Simona Verrazzo

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