giovedì 27 agosto 2015

Se le librerie chiudono non è solo colpa della crisi

La moria delle librerie continua in modo inarrestabile colpendo non solo le librerie indipendenti ma anche le grandi catene che diminuiscono i punti vendita oppure alimentano un sistema di aperture in passivo pur di aumentare il fatturato.
Le cause di questa situazione sono note: oltre alla propensione degli italiani a leggere poco, la crisi economica unita al calo delle vendite dei libri, l’utilizzo di nuovi canali di acquisto da parte dei lettori come i siti di ecommerce, e la diffusione dell’ebook.
Motivazioni valide e sicuramente veritiere ma non sufficienti a spiegare il tracollo di un intero settore.
In realtà alla base c’è anche un problema strutturale serio e radicato. La maggior parte dei librai non ha saputo aggiornare la propria professione e comprendere i mutamenti del mercato. Al giorno d’oggi non è più possibile concepire la professione del libraio così come avveniva venti o trent'anni fa. Devono essere introdotti sostanziali cambiamenti sia nei compiti del librario sia nella concezione dello spazio libreria.
Che cosa significa essere un libraio? Un esperto di libri che può consigliare il lettore, una persona che crea empatia letteraria con i suoi clienti, un creatore di eventi letterari, un opinion leader letterario le cui competenze sono riconosciute dai suoi clienti. Pochi sono i librai con queste caratteristiche perché non è scontato che siano insite in una persona amante dei libri. Essere librario è molto diverso da essere lettore.
Oggi occorrono non più commessi che vendono libri come fossero un prodotto qualsiasi ma professionisti in grado di consigliare il cliente, suggerire novità valide e libri interessanti.
Invece spesso i librai sono costretti a passare molto del loro tempo catalogando i nuovi arrivi, gestendo le rese e la burocrazia, sommersi da centinaia di novità ogni mese, dimenticando così il loro vero mestiere.
La libreria così come l’abbiamo concepita fino a cinque-dieci anni fa non ha più ragion d’essere, le librerie devono diventare un luogo di aggregazione, uno spazio non solo dove proporre eventi e presentazioni ma poter trascorrere un pomeriggio in tranquillità leggendo un buon libro, sorseggiando un tè caldo, in un ambiente confortevole e stimolante. In parole povere le librerie devono diversificarsi. Ciò non vuol dire, come purtroppo sempre più spesso sta accadendo, vendere peluche, giocattoli o strani gadget ma riuscire a offrire al lettore un’esperienza che ruoti attorno al libro. Molte librerie indipendenti – tralasciando quelle di catena dove il fenomeno è ancor più evidente – sono diventate veri e propri bazar, ben vengano questi gadget ma solo se complementari ai libri.
Occorre pianificare un calendario di eventi che segua un preciso progetto culturale, non presentazioni senza un’attenta programmazione.
Infine l’errore più grande compiuto negli ultimi anni da tante librerie indipendenti: la mancanza di una ricerca nei libri e di una proposta diversificata delle novità.
Così come per un piccolo editore non ha senso ricalcare la linea editoriale di un grande editore, allo stesso modo vendere i medesimi libri delle librerie di catena con pile di libri di Bruno Vespa, Ken Follet e Fabio Volo, è solo controproducente, occorre integrarli alle pubblicazioni di editori indipendenti.
Ogni libro in vendita dovrebbe essere frutto di un lavoro di ricerca, accuratamente scelto favorendo i piccoli e medi editori di qualità che difficilmente trovano spazio nelle grandi librerie.
La domanda che si dovrebbe porre ogni librario è: perché un lettore dovrebbe acquistare un libro nella mia libreria? Cosa offro in più rispetto ad Amazon o una Feltrinelli?
Essere un libraio indipendente oggi è molto difficile, bisogna saper creare business sinergici all'attività principale (vendita di libri) come presentazioni, gruppi di lettura, corsi di scrittura creativa, concorsi… chi vuole gestire in attivo una libreria indipendente si deve rassegnare e capire che i libri non sono l’unico business ma c’è anche altro.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso?
 
 NdR

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