giovedì 23 giugno 2016

Usa 2016: un incontro per conoscere Donald Trump

Si è svolto il 15 giugno scorso, nella Sala stampa della Camera dei Deputati, l’incontro che ho promosso per presentare il candidato repubblicano alla Casa Bianca dal titolo:”Trump e le primarie 2016: un incontro con George Lombardi”, al quale farà seguito l’incontro per presentare la candidata democratica, Hillary Clinton.
All’incontro, durante il quale il Questore della Camera, on. Dambruoso, ha portato i saluti della Presidenza sottolineando che  "dalla vittoria di Hillary Clinton o Donald Trump discenderanno conseguenze fisiologiche e naturali anche sull'Italia e sull'Europa", è intervenuto l’amico e sostenitore di Trump, George G. Lombardi, fondatore dell’associazione “Citizens for Trump, e Lucio Martino del Guarini Institute della John Cabot University.

Nella mia introduzione ho rilevato che l’appuntamento elettorale per le presidenziali americane è di particolare rilevanza in un mondo che è in continuo cambiamento, dove gli Stati Uniti giocano un ruolo decisivo nel definire gli equilibri sia generali che regionali.
Ma la scelta passa attraverso una lunga campagna di primarie,  effettivamente aperte il 1° febbraio scorso, che hanno già portato alla definizione di un quadro inaspettato, almeno sul versante repubblicano, dove Trump  ha sostanzialmente ottenuto la vittoria, forse per molti, fuori dall’America, inaspettata.
Ora, a luglio i Repubblicani ed i Democratici con le rispettive Convention indicheranno ufficialmente i loro candidati che si sfideranno testa a testa, negli ultimi 60 giorni.
In realtà la campagna elettorale per le presidenziali è cominciata subito dopo le elezioni di “midterm” del novembre 2014 ed ha portato ad una sorpresa:  essa è l’incarnazione del sogno americano di fronte alla crisi dei grandi partiti che è arrivata anche in USA. E la risposta è stata Donald Trump!
Per questa ragione ho pensato di invitare George Lombardi, persona molto vicina a Trump, per aiutarci a capire il contesto e a guardare a Trump con gli occhi di chi l’ha visto da vicino.
Lombardi ci ha descritto un Trump molto legato all’America ed al contesto sociale dove si trova, un Trump che ascolta i suoi operai per capire dove va la società e di conseguenza ha sentito l’esigenza di impegnarsi in prima persona per l’America, in un certo senso richiamando un po’ la figura di Berlusconi. Infatti, Lombardi ha detto che Trump, pur assomigliando al Bossi del momento d’oro della Lega, studia Berlusconi da tempo. Il messaggio di Trump, per Lombardi, non è populista ma popolare, infatti lui ha ricevuto molto consenso tra i blue collars e se vuole porre dei muri lo fa perchè vuole mettere l’America al primo posto e tutelare il lavoro degli americani. Sugli immigrati dice che se essi lavorano senza tutele e senza pagare tasse, mandando a casa quei pochi soldi che guadagnano, meno di quelli di un lavoratore americano, vi sarebbe un impoverimento dell’America con un calo degli acquisti ed il crollo del PIL Usa. Ed allora, sempre per Lombardi, il muro serve a proteggere gli americani ed evitare che vada “ tutto alla malora”.
Quindi, anche per quanto riguarda la politica estera si individua un Donald Trump più attento alle cose interne ed ai costi della partecipazione alle attività internazionali: pronto a verificare l’effettiva utilità per gli americani di azioni o spese sostenute. Posizioni che verificheremo durante la campagna elettorale ma che ci anticipano le possibili mosse dell’ormai candidato repubblicano. A me il compito di ribadire, chiunque sia il vincitore di queste prossime elezioni, che gli italiani d’America fanno parte della storia americana ed hanno dato un contributo insostituibile a costruire la sua economia e la sua democrazia con i valori che ci contraddistinguono.
di Fucsia Nissoli Fitzgerald

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