mercoledì 14 giugno 2017

Ecco spiegato perché i calciatori sputano durante le partite

In quest’occasione, in particolare, vorremmo soffermarci su un fenomeno che viene spesso analizzato dal punto di vista “sociale”, ma mai da quello scientifico: lo sputo. Alcuni sputi nella storia del calcio hanno fatto il giro del mondo. Basti pensare alla squalifica subita da Totti durante gli Europei del 2004 in Portogallo: sputò addosso a Poulsen, reo di avere esagerato un po’ troppo con i gomiti. Noto fu anche quello di Frankie Rijkaard indirizzato a Rudi Voller, durante Germania-Olanda nei Mondiali del 1990. E ci fu quello di Bergkamp che centrò Beckam in Premier League. E potremmo andare avanti all’infinito.
Le domande da un punto di vista scientifico sono: perché i calciatori sputano così tanto? E perché in passato non accadeva mai?
Nel primo caso il riferimento è all’attività sportiva. I calciatori respirano affannosamente per un’ora e mezza e, inevitabilmente, l’apparato respiratorio è sottoposto a un intenso lavoro. L’aria che viene inspirata ha una temperatura diversa da quella interna del corpo; sicché viene a crearsi uno scompenso termico fra quella che entra e quella che esce. Se ciò accadesse per poco tempo, con una respirazione normale, potrebbe non succedere nulla; ma se si verifica correndo da una parte all’altra di un campo da calcio – peggio in inverno – si ha un sovraccumulo di muco che, concentrandosi a livello faringeo, alla fine non può che essere eliminato con uno sputo. Non è solo questo il motivo. In campo c’è un agonismo sfrenato. I giocatori non corrono soltanto, ma combattono: per fare gol, per difendere la palla, per completare uno smarcamento. Queste azioni hanno ripercussioni sul sistema nervoso, che finisce per stressarsi e mettere in atto delle strategie per scaricare l’ansia. In che modo? Per esempio sputando. Emettendo saliva ci si libera metaforicamente di un carico di stress eccessivo, e in questo modo il calciatore si sente meglio. E in passato? Non è vero che i giocatori non sputavano. Succedeva anche allora: semplicemente non c’erano le telecamere e macchine fotografiche così precise da immortalare un rivolo di saliva che percorre la traiettoria di un proiettile.


GIANLUCA GROSSI

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