venerdì 23 giugno 2017

Expedition 42/43: dallo Spazio al treno

MILANO - L’equipaggio di Expedition 42/43, composto da Samantha Cristoforetti, da Terry Virts della NASA e Anton Shkaplerov dell’agenzia Roscosmos, ha portato a termine la tappa milanese del Post Flight Tour  iniziato a Trento, terra adottiva della nostra astronauta, e destinato a concludersi dopo una settimana a Napoli, luogo di formazione aeronautica, dopo i passaggi a Bologna e Roma a bordo del treno Frecciarossa. Evento clou della tappa milanese la visita all’esposizione dedicata allo Spazio del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, dove sono custoditi un frammento di roccia lunare portato a terra dall’ultima missione umana sulla Luna e una tuta uguale a quella che hanno indossato a bordo della navicella spaziale Soyuz, e alla mostra “Il mio Pianeta dallo Spazio - Fragilità e Bellezza”, aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2016. A seguire l’incontro
nell’Auditorium del Museo con studenti, sostenitori della campagna di crowdfunding per l’esposizione del frammento di Luna, docenti universitari, ricercatori e alcuni fortunati visitatori che hanno ascoltato con attenzione Samantha Cristoforetti raccontare la sua esperienza di 200 giorni a 400 chilometri di altezza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Prima della ripartenza a bordo del Frecciarossa che trasporta astronauti e seguito lungo l’itinerario del Post Flight Tour, si è svolta una conferenza nella Sala Reale della stazione di Milano Centrale, all’inizio della quale il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, ha ricordato i 50 anni dell’Italia nello Spazio e come e quanto le tecnologie spaziali pervasive, efficienti e utili siano entrate nella vita quotidiana, citando ad esempio il recente proposito, manifestato dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti Del Rio, di affidarsi a Cosmo Skymed per monitorare lo stato delle infrastrutture sul territorio. Battiston ha sottolineato la complessità delle attività spaziali che richiede al nostro Paese e in generale di lavorare in un contesto di collaborazione internazionale, interpretato da astronauti che hanno dimostrato le loro eccellenti qualità. “Il 50% della parte abitata della ISS è stata costruita dall’industria spaziale italiana – ha affermato Battiston - Ciò permette, in base a un accordo bilaterale ESA-NASA, di portare in orbita gli astronauti italiani mediamente a cadenza biennale”. Franco Bonacina, portavoce del direttore generale dell’ESA, si è soffermato sulla frase che campeggia nella home page del sito web dell’ASI: “la strada che porta allo Spazio passa per il nostro Paese”. Ben 350 italiani, infatti, lavorano nei centri dell’ESA. Quest’anno si è parlato molto italiano sulla ISS, ma anche danese e tra poco in inglese con l’accento del Sussex. Non solo astronauti nell’Europa spaziale, evidentemente. La cronologia degli eventi è iniziata con la missione di IXV, proseguita con la quinta e ultima missione di ATV, prosegue con il previsto lancio di altri sei satelliti Galileo, la cui costellazione salirà a 12 strumenti in orbita, e del terzo satellite Sentinel dal poligono russo di Plesetsk. Il Generale di Divisione Aerea Settimo Caputo ha ricordato come il progetto San Marco dell’ing. Broglio ha permesso all’Italia, attraverso il contributo fondamentale dell’Aeronautica Militare, di diventare il terzo Paese spaziale. E quattro dei sette astronauti italiani andati in orbita appartengono all’Arma Azzurra. Ultima in ordine di tempo il capitano Samantha Cristoforetti, la quale ha raccontato l’impatto positivo con i giovani e giovanissimi, che con il loro entusiasmo si lasciano affascinare dallo Spazio e dall’avventura in orbita. La classifica dei mezzi di trasporto preferiti dalla nostra astronauta è basata sulle alte velocità: al primo posto la navicella spaziale, al secondo il jet militare, poi il treno. Tra le tante curiosità, una riguarda l’olfatto. L’ambiente spaziale è inodore – spiega Samantha - ma qualcosa si manifesta (odore di bruciato o stantio) quando un veicolo di rifornimento attracca  o quando i colleghi astronauti rientrano da attività extraveicolare. Tornare nello spazio? “Sarebbe una grande gioia e un privilegio “, facendo riferimento alla possibilità di effettuare una passeggiata spaziale e ancor più alla partecipazione allo sviluppo dei nuovi veicoli spaziali. Sull’attività legata alla ricerca scientifica in orbita, Samantha Cristoforetti si dilunga volentieri. “La maggior parte del tempo è dedicato agli esperimenti di fisiologia umana, come lo studio della circolazione venosa, con l’obiettivo di contribuire da un lato a gestire la vita e il lavoro in assenza di gravità nelle missioni di lunga durata e dall’altro allo sviluppo di tecnologie diagnostiche non invasive – ha spiegato, portando l’esempio di una particolare ricerca sui meccanismi del sonno, promossa dalla Fondazione Don Gnocchi e svolto in collaborazione con l'Istituto Auxologico Italiano, condotta indossando una maglia dotata di un piccolo accelerometro sullo sterno per studiare le piccole accelerazioni valvolari cardiache  e l'attività elettrica e meccanica del cuore, dei livelli di attivazione del sistema nervoso autonomo, della respirazione e della temperatura. Uno studio ha riguardato l’adattamento neurologico all’assenza di peso per una corretta gestione dell’equilibrio e del movimento. Molti dei 200 esperimenti svolti durante la missione si sono svolti con processi di background, ma grande interesse riservano le colture cellulari in vitro, come quelle che hanno permesso di osservare come la microgravità influenzi la forma delle cellule. Detto della macchina da caffè, che ha regalato a Samantha Cristoforetti e per la prima volta in assoluto il gusto dell’espresso in orbita, un occhio particolare  è stato dedicato alla osteoporosi, attraverso un esperimento basato sull’aggiunta di nanoparticelle al tessuto osseo con l’obiettivo di inibirne la degradazione. A tale proposito, Battiston ha sottolineato come gli astronauti tornano con una massa ossea uguale a quella con cui sono partiti grazie a particolari tecniche di nutrizione e ginnastica attiva che possono essere traslate nella clinica quotidiana. La tappa milanese di Expedition 42/43 si conclude con un invito alla consapevolezza circa l’importanza delle ricadute scientifiche e tecnologiche delle attività spaziale e di considerare lo Spazio una dimensione da gestire per non rischiare di perderne le straordinarie opportunità che ci riserva.



Vincenzo Petrazzuolo

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