lunedì 26 giugno 2017

Isolato il gene che scatena l'aterosclerosi da una equipe di ricercatori italiani

La pericolosa aterosclerosi potrebbe avere i giorni contati. Il gene nemico numero uno delle arterie che danneggia le pareti dei vasi sanguigni, è stato individuato e bloccato per la prima volta dai ricercatori della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, grazie ad una tecnica che apre la strada allo sviluppo di una terapia genica per le arterie. La scoperta consentirà di prevenire infarto, ictus e danni vascolari. Con questo studio, pubblicato su Scientific Reports, "siamo riusciti a toccare un punto nevralgico che era sotto il naso di tutti ma che nessuno aveva mai indagato", spiega Vincenzo Lionetti, professore di anestesiologia e coordinatore del Laboratorio di Medicina Critica
Traslazionale dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna. Il cattivo gene produce una proteina, chiamata 'fattore di von Willebrand', "che era nota da tempo per il suo ruolo nella coagulazione del sangue, ma che in realtà  - precisa Lionetti - scatena anche la produzione di una cascata di molecole che generano stress ossidativo, portando le pareti dei vasi a perdere elasticità : inizialmente questa disfunzione progredisce in maniera silenziosa, ma quando supera il punto di non ritorno genera segni ben visibili, con le arterie che diventano rigide, fatturabili e si ricoprono di pericolose placche che ostruiscono la circolazione". Usando cellule di endotelio di maiale coltivate in provetta, i ricercatori sono riusciti a silenziare questo gene, iniettando delle sequenze di Rna che si legano a quelle contenenti le istruzioni per la produzione del fattore di von Willebrand, portandole alla distruzione. Questa tecnica, chiamata ‘Rna interference', ha permesso di ridurre del 65% l’espressione della proteina, bloccando di fatto la cascata di reazioni che danneggiano l'endotelio in condizioni di stress simili a quelle presenti nei pazienti con aterosclerosi. L'equipe di ricercatori è formata anche da diversi precari che hanno dato il loro contributo alla scoperta.


MICHELE MAURI

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