giovedì 22 giugno 2017

La periferia palermitana

Una passeggiata nel centro storico di Palermo e la giornata diventa un input alla riflessione.

Due quartieri visitati nell’arco di due diverse giornate, una Palermo che io non vivo, perché chiusa nella mia periferia EST di Palermo, fra il serio e l’abbandono, dove le circoscrizioni si impegnano affinché il degrado non faccia tabula rasa anche di questa, dove le forze dell’ordine e quelle ecclesiastiche operano sul territorio generosamente; dicevo due quartieri, la Guadagna e Borgo Vecchio.
Inizi a camminare e senti di non appartenere a quelle realtà, ma non perché vuoi essere diversa, una snob, no niente di tutto ciò… ma semplicemente perché non sei nata lì. Negozi piccoli, frutta e verdura, macelleria, parrucchiera dove con 7 euro riesci a farti una piega… distanti da quei quartieri dove i piccoli negozietti sono definitivamente morti per la troppa vicinanza di un centro commerciale come la periferia dove vivo io, una periferia che sembra risollevarsi, che assiste alla nascita della linea 1 del tram, del centro commerciale e poi? Tutto il resto resta fermo compreso il degrado nonostante l’impegno civico e civile di chi ancora resiste.
Così attraversare quei quartieri a piedi, perché in macchina è praticamente da folli, mette ansia e paura e si respira la vita nonostante le prime impressioni…chi non è di lì probabilmente non riesce a comprendere, ma quel quartiere, la Guadagna, resta e sembra spento, la vita che si respira fra i negozi sembra in realtà un muro fra chi ci vive e chi si trova lì solo per caso o per attraversarla… dove la scritta “w la mafia” ti fa rendere conto che la mafia esiste se ancora qualcuno scrive di lei; unico tocco di colore il murales del Centro Arcobaleno, fra quelle realtà sociali che se da un lato danno fastidio dall’altro restano una risorsa per chi non ha nulla. Mentre il Borgo Vecchio forse per la maggiore vicinanza al Porto ti dà la sensazione che qualcosa possa cambiare, ma nulla cambia chi nasce lì probabilmente ci morirà anche, non sembrano uscire dalla loro mentalità, quartieri che sono una città nella città, dove tutto assume valenze diverse, dove si ha un codice d’onore, dove quella forma di rispetto obsoleta per chi “comanda” esiste ancora.
Il Borgo vecchio ad un passo dal porto e ad un passo dal centro storico è una realtà altrettanto vario pinta, fra uno spettacolo di burattini e angoli di cielo spettacolari c’è la vita… e qualche volta la denuncia nei confronti degli estortori del “pizzo”, dove gli operatori commerciali hanno deciso di rompere quel silenzio.
Ma il problema che accomuna tutte le periferie è il disagio strutturale, il disagio sociale, l’alto tasso di criminalità e di disoccupazione e nonostante l’accorato impegno dell’associazionismo, della Chiesa, e delle forme di assistenzialismo sembra che tutto si perda nel nulla perché, diciamolo pure, l’atteggiamento mafioso è dentro ciascun individuo privo di moralità… ragazzini spesso lasciati a se stessi che la scuola tenta di recuperare senza riuscirvi pienamente, un atteggiamento di soprusi diffuso che  si manifesta semplicemente stando alla guida di un’auto e non rispettando né segnali né precedenze, lasciando che la spazzatura ci sommerga e non perché l’amministrazione non fa quello che dovrebbe ma perché semplicemente il cittadino se ne frega del rispetto delle regole smaltendo quei rifiuti ingombranti che non dovrebbe smaltire nel modo sbagliato… esempi, per chi vive questi quartieri, tangibili, dove l’educazione spesso è riservata solo a pochi condomini, solo a poche persone timorate di Dio, professionisti che mantengono qui l’abitazione e quella gente umile ma onesta che si vede assoggettata e amalgamata in una realtà dalla quale non può fuggire per mille ragioni.
La memoria sociale, l’impegno antimafia fanno ben sperare perché a questa musa “non ispiratrice”, la mafia cioé, si sono invece ispirati professionisti, gente comune, intellettuali, spietati aguzzini. La mafia è radicata nel sistema sociale, ma c’è chi ancora la combatte e l’ha combattuta morendo. Tra il 1979 e il 1993 le morti di Chinnici, il quale aveva costituito il pool anti-mafia,  e di altri due giudici, Terranova e Costa, ha determinato quella che sarebbe stata poi ricordata come lotta alla mafia vera…
Da una passeggiata così per caso… la riflessione sulla mia Palermo, sulla mia città nasce spontanea. Da allora tutto è purtroppo noto…

Barbara Filippone



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