domenica 25 giugno 2017

Marco Guidi da astro fotografo planetario a costruttore di telescopi.

Migliaia di appassionati, in tutto il mondo osservano le meraviglie del cielo. Di solito la passione scatta con l’acquisto di un telescopio, che meglio consente di poter osservare oggetti celesti incredibilmente distanti da noi. Grazie alle moderne tecnologie, i risultati fotografici anche con strumenti ben lontani dai telescopi professionali dei più grandi osservatori del mondo, posso risultare eccezionali, addirittura impensabili soltanto venti anni fa.
Gli astrofili “dilettanti”, il termine può fuorviare, sono appassionati che si dedicano all’osservazione e studio del cielo per pura passione, ma tuttavia proprio questo impulso alla conoscenza, ne motiva le loro ottime conoscenze scientifiche e tecniche, necessarie per raggiungere risultati importanti per un’attività che alla fine diventa molto più d un semplice hobby. Scopriamo con questo mondo con Marco Guidi, che ha dedicato molti anni a questa passione che lo ha portato recentemente ad effettuare l’importante scelta di diventare costruttore di telescopi appositamente dediti all’osservazione e fotografia planetaria.

D: Marco, come nasce la tua passione e soprattutto la specializzazione di fotografare i pianeti?
Beh, l’amore per ciò che sta’ sopra la nostra testa nasce all’età di 13 anni quando la mia Prof. Zaghini di scienze ,come compito per casa ,ci faceva disegnare la volta celeste ed io steso davanti casa guardando in alto capii che ciò che vedevo mi affascinava come nient’altro .La passione per la fotografia arriva molto dopo ovvero nel 2004 e credo che questa voglia di immortalare ciò che è infinitamente piccolo per i nostri occhi provenga da un’altra passione che mi accompagna dall’infanzia,microscopi e lenti di ingrandimento erano il mio pane quotidiano .

D: Quali difficoltà si incontrano nell’ottenere buone immagini?
Come faccio a non nascondere che l’imaging planetario è accompagnato da parecchie difficoltà? E a dire il vero non so nemmeno da dove iniziare anche se poi alla fine dipende sempre da dove si vuole arrivare ; se per imaging planetario si intende il puro divertimento di fotografare senza pretese un corpo del sistema solare è certamente affascinante e soddisfacente ,se invece si intende spremere la propria strumentazione la faccenda cambia,in questo caso entrano in gioco fattori che agli occhi di molti sembrano complessi,nella realtà dei fatti è solo questione di essere a conoscenza di alcuni passaggi chiave come la perfetta collimazione ,il perfetto acclimatamento dello strumento e lo studio del seeing cioè delle correnti che ci sovrastano dal livello del suolo sino alla troposfera .
Se uno di questi aspetti viene trascurato tutta la fatica fatta per montare la strumentazione e le ore(magari al freddo) svaniscono nel nulla

D: La ritieni un’attività alla portata di tutti?
Assolutamente si se si ha la passione ,il problema che affligge il mondo dell’astroimaging in alta risoluzione è una sorta di omertà che la stragrande maggioranza di astrofotografi ha nei confronti della divulgazione di ciò che si è imparato nel corso degli anni e questo è un grave errore perché fa desistere un buon numero di appassionati che si affacciano a questo hobby e che presto desistono motivati dalla scarsità di successi quando basterebbero alcune semplici ‘’dritte’’ per arrivare ad immagini degna di nota.

D: Da poco hai affrontato questa nuova avventura di costruire telescopi, ce ne vuoi parlare?
Certamente e con piacere,DOC TELESCOPE www.doctelescope.com  è un sogno che insegno da parecchio tempo e che negli ultimi 2 anni è stato incoraggiato da molti astrofili che mi seguono nei forum e social e aggiungo dal fatto che ho verificato di persona che gli strumento che ho costruito hanno quelle caratteristiche che il mercato può gradire : strumenti pratici da montare con un peso contenuto ,ottiche eccellente ,zero flessioni e materiali di qualità in tutti i suoi componenti senza lasciare nulla al caso ; ma soprattutto gli strumenti che andrò a produrre hanno quello che serve e nient’altro! Devo dire che il fatto di aver testato personalmente sul campo i miei strumenti è per me un vantaggio non indifferente dato che la fotografia è la faccia della medaglia che mette  a dura prova ogni singolo componente di un telescopio ,in visuale molto è tollerato (fino a un certo punto….) .
Ho anche pensato di predisporre i miei telescopi per una futura motorizzazione o di un semplice puntamento passivo ma la cosa su cui punto maggiormente è che il cliente può scegliere di modificare in fase progettuale/realizzativa il proprio telescopio come scegliere il focheggiatore che più ritiene opportuno: dimensioni dell’ostruzione centrale ,scegliere il colore di ogni singolo componente e tutto quello che serve al cliente finale

D: C’è un soggetto astronomico che ti affascina di più e lo fotografi con maggior attenzione?
Nessuno in particolare, per me è fondamentale arrivare alla risoluzione limite del mio strumento ,non sempre è possibile ,anzi a dire il vero accade raramente ma è il bello di questa passione .


D: Qual è stato il salto qualitativo tecnologico più importante per aumentare il livello di standard fotografico?
I sensori che hanno invaso il mercato negli ultimi 5 anni hanno stravolto il modo di fare fotografia planetaria perché hanno facilitato la vita oltre che essere divenuti alla portata di tutti o quasi senza dimenticare che queste camere di ripresa ‘’viaggiano’’ a  50/60/70 fotogrammi per secondo contro le vecchie che quando andava bene raggiungevano i 15 fps  e in più hanno un sensibile minor rumore elettronico che tanto infastidisce noi fotografi planetari.

D: L’elaborazione fotografica, di solito tutti credono sia un processo artificioso, in realtà non lo è si tratta di un procedimento ben preciso per ottenere ottime immagini, ce lo puoi spiegare in modo semplice?
Semplice ma proprio semplice, se l’immagine è buona bastano alcuni passaggi cioè alcune maschere di contrasto e al limite alla fine un piccolo filtro per togliere rumore con Iris; quando l’elaborazione è troppo macchinosa l’immagine nasconde sempre qualcosa di artificioso che di reale ha ben poco

D: Qual è stato lo stimolo per farti progredire continuamente in questa attività?
La continua ricerca della miglior tecnica ma soprattutto il motto ‘’la migliore immagine è quella che verrà’’  sarà una frase fatta ma è la realtà

D: C’è un’utilità scientifica che anche un astrofilo “dilettante” dal proprio giardino di casa può perseguire con la propria attività fotografica?
Nel modo più assoluto si! E’ fondamentale l’apporto di noi astrofotografi dilettanti il monitoraggio dei pianeti del sistema solare e ne è la prova il fatto che negli ultimissimi anni gli impatti di meteoriti su Giove siano stati immortalati da astrofotografi non professionisti ,la NASA e tutti gli osservatori professionali non hanno il tempo di puntare gli strumenti sui corpi del sistema solare perché impegnati alla ricerca di esopianeti , studio di quasar piuttosto che la comprensione di come funziona l’universo .
Per essere ancora più chiaro porterò un esempio che è poi storia recente ,la missione JUNO della NASA che ha portato l’omonima sonda a distanza ravvicinata da Giove ha avuto il contributo non proprio indifferente di noi astrofotografi ( io ero uno della trentina di persone a cui la stessa NASA ha chiesto il contributo )
Il nostro compito era quello che fotografare il più possibile il gigante gassoso soprattutto nelle banda degli 889nm (metano CH4) al fine di individuare le zone di maggior interesse su cui puntare ‘’gli occhi’’ della sonda come è avvenuto e per fare questo non erano indispensabili strumenti di grande diametro ma bastavano telescopi da 20/30cm, strumenti ormai in suo a tutti gli astrofili.


NdR

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