martedì 27 giugno 2017

Vaccini: il pericolo non è più l’autismo, ma il calo delle inoculazioni

Un altro calo importante per l’Italia in questi anni: no, non parliamo del calo delle nascite, degli stipendi, dei posti letto negli ospedali, bensì della preoccupante diminuzione dei bambini vaccinati. Prima di capire cosa sta succedendo è opportuno ricordare che la vaccinazione non protegge solo la persona sottoposta all'inoculo ma, se almeno il 95% della popolazione risulta essere vaccinata, si crea l’effetto gregge o immunità di popolazione: in questo modo si proteggono indirettamente i soggetti che, per motivi di salute, non possono essere vaccinati. Dal 2003 l’Italia è impegnata in un programma mondiale dell’Oms per dichiarare l’eliminazione di una malattia infettiva e il presupposto è che tutti i Paesi membri siano “liberati” dalla malattia. I dati più preoccupanti sono relativi al vaccino trivalente parotite-morbillo-rosolia (dal 2013 al 2015 si è passati dal 90,4% all’ 85,3%), mentre per
l’esavalente (anti-difterica, anti-tetanica, anti-pertossica, anti-polio, anti-Hib e anti-epatite B) le percentuali rimangono più o meno costanti. Aumenta il numero di bambini che vengono vaccinati dopo il periodo consigliato, esposti quindi a malattie infettive con conseguenze anche gravi. La riduzione delle coperture vaccinali introduce il rischio di avere focolai sporadici di malattie non presenti in Italia come polio e difterite, introducibili in caso di importazione di pazienti malati o portatori. Ma cosa ha portato questa diffidenza nei confronti dei vaccini? L’ondata moderna cominciò nel 1998 quando un medico inglese, Andrew Wakefield, pubblicò insieme a colleghi su una delle più prestigiose riviste mediche del mondo uno studio volto a dimostrare una correlazione tra autismo e vaccino trivalente. Il suo studio aveva preso come modello 12 bambini autistici e in 8 casi i disturbi erano comparsi dopo due settimane dall'inoculazione del vaccino. Nonostante la ricerca non potesse comprovare un nesso causale tra vaccino e malattia, l’attacco al vaccino trivalente venne perpetrato. Tutto questo generò panico e sfiducia nei vaccini, con conseguente impennata in Inghilterra dei casi di morbillo dovuto ad un calo delle vaccinazioni. Qualche anno dopo si scoprì che i risultati erano stati modificati per ottenere il risultato desiderato. C’è chi dice che questo medico venne lautamente pagato da un avvocato impegnato in una richiesta di risarcimento, chi sostiene che proprio il medico avesse brevettato un nuovo vaccino contro il morbillo. Il reporter investigativo Brian Deer dimostrò che i dati della ricerca erano stati falsati per confermare le ipotesi di Wakefield; in particolare tre dei bambini presi in esame e presentati come autistici non avevano mai ricevuto una diagnosi e altri cinque presentavano disturbi neurologici prima della somministrazione del vaccino. Nel 2002 il Global Advisory Committee on Vaccine Safety dell’Oms ha pubblicato un documento ufficiale sulla questione, concludendo che non esiste alcuna prova di un legame tra vaccino trivalente e autismo. In particolare, citando esperti dell’Oms : «I dati epidemiologici disponibili dimostrano in modo conclusivo che non esiste alcuna prova di un’associazione causale tra vaccini per morbillo, parotite e rosolia, e lo sviluppo di disturbi dello spettro autistico. Gli studi che in passato hanno suggerito l’esistenza, di questo link casuale si sono rivelati essere delle frodi che contenevano importanti errori metodologici». Sulle cause dell’autismo sappiamo ancora troppo poco: potrebbero incidere l’età sempre più avanzata del concepimento, il fumo, l’alcool e le droghe in gravidanza, fattori genetici… Nonostante gli interessi e gli incassi delle cause farmaceutiche, i vaccini sono studiati e testati su milioni di persone e la mancanza di questi provoca danni tangibili alla popolazione.

MARIA MANZONE


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