mercoledì 19 luglio 2017

Appunti sulla vita e sulla morte, una consapevolezza in più

Vita e morte: la prima rappresenta l’inizio dell’avventura umana nel mondo, la seconda la sua fine. Vita e morte sono strettamente intrecciate. Nascere e perire è un factum, quel factum che gli esseri umani condividono con il resto delle specie viventi, il che si può esprimere con una formula, impietosa certamente, ma al contempo fredda ed efficace: tutto ciò che esiste prima o poi diventa nulla. Una prospettiva sicuramente angosciosa per l’uomo, la creatura sensibile capace di ragione. La ragione
riflette, talora affannosamente, sul perché della vita, sul perché della morte e sul motivo del loro intreccio indissolubile. Domande che generano altre domande, queste. Veri e propri scogli sui quali si sono spesso infrante teorie filosofiche o teologiche. Ma anche battesimi del fuoco per altre speculazioni filosofiche o teologiche. Né delle une né delle altre in particolare tratta il presente articolo. Qui non si vuole esprimere una particolare posizione di un particolare autore sul tema della vita e della morte, anche se non mancheranno riferimenti più specifici. Qui si vuole, invece, esprimere una consapevolezza, filosoficamente nutrita certo, inerente al nascere e al perire. Consapevolezza, forse si può anche chiamarla verità, che è quella propria di chi scrive. Ma qual è, allora, questa consapevolezza, questa verità? Chi scrive ha una predilezione per le frasi esplicative chiare e concise, anche se lapidarie: nella consapevolezza della morte vi è la vita. Che cosa significano queste parole? Martin Heidegger ha scritto che il senso dell’uomo, della vita dell’esserci, fosse possibile solo attraverso la consapevole di essere un essere-per-la-morte. Con il filosofo, si può dire che solo attraverso la consapevolezza del nulla l’uomo può vivere davvero la sua esistenza. Il nulla, la morte, è l’ombra che segue costantemente ogni passo che l’essere umano compie nel cammino della sua vita. Un’ombra che può offuscare, interrompendolo, questo viaggio in ogni momento. In ogni momento. Si sente quasi crescere l’angoscia. Ma la dura verità è questa: si può perire potenzialmente in ogni istante. E per le cause più diverse. È una consapevolezza impietosa, sicuramente. Indimenticabile. Ma al contempo una verità che non deve neanche essere obliata, per nessun motivo. Perché? Perché solo nel ricordo di quel “fato” che l’uomo condivide con il resto delle specie viventi nel mondo, si può dare una vita piena, una vita nella quale si gioisca per ogni istante vissuto. Proprio perché potrebbe l’ultimo. Beninteso: non bisogna lasciare che l’angoscia prenda il sopravvento e che la vita diventi un’ansiosa attesa della morte. Essere consapevoli, di nuovo e sempre consapevoli della finitudine umana, non deve significare questo. Deve voler dire, invece, ringraziare la vita per la vita, vivere il più intensamente possibile ogni istante di essa nella piena valorizzazione di sé, degli altri e del mondo. E questo è possibile solo attraverso la consapevolezza che in ogni istante si potrebbe diventare nulla. E che dal nulla non promana nulla.


ANNA COLUCCI

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