sabato 8 luglio 2017

Brancaccio e Maredolce, fra storia e mafia

Brancaccio, periferia di Palermo, mafia. Tre parole che racchiudono in sé una storia tutta da raccontare… se chi da anni vive lì potesse sentirsi libero di raccontare la propria storia quante cose potrebbe narrare…ma quando ti senti dire che ‘u slilenzio è d’oru, (il silenzio è d’oro) e che se stai zitto è megghiu pi ‘ttia ( meglio per te) non puoi fare altro che rimanere in silenzio… che la mafia ci sia è solo un dato di fatto, oggi non si vede, ma chi sta lì, in quel quartiere dimenticato da tutti, dove non c’è luce la sera, dove anche l’oscurità diventa compagna dell’omertà, dove il 15 settembre 1993 viene barbaramente ucciso Don Pino Puglisi che nella parrocchia di San Gaetano, chiesa del quartiere, cercava con tutte le sue forze di arripigghiari (riprendere)  i bambini, portarli a vivere una quotidianità
diversa, quegli stessi giovani che lasciati a se stessi avrebbero occupato il loro tempo diversamente, chissà se da lassù Don Pino Puglisi li guarda oggi e chissà cosa vede… una realtà forse non digeribile senza speranza, o forse apprezzabile per il tentativo di salvare chi vuol farsi salvare, un centro parrocchiale Padre Nostro, l’unico fondato da Pino Puglisi che tenta di fare qualcosa; ma nell’ombra altri giovani volontari che lavorano veramente con i bambini di Brancaccio, senza alcuni fondi, senza progetti finanziati, sui quali non viene puntato alcun riflettore, cosa possono fare da soli? Così in questo scenario così ambiguo, al limite della legalità, il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso, all’unanimità, di dedicare la ventiseiesima edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino a Maredolce-La Favara, un luogo che nel cuore del quartiere Brancaccio di Palermo conserva la memoria e le testimonianze tangibili di ciò che è stato il paesaggio nella civiltà araba e normanna in Sicilia, nel quadro più ampio di quel territorio che nella storia prenderà il nome di “Conca d’Oro”. Ognuno dei luoghi toccati dal Premio rappresenta momenti di ricerca, riflessione collettiva, scambio culturale e istituzionale con figure che incarnano un forte interesse per i temi legati al paesaggio mediterraneo visto come risultato di un intenso dialogo tra culture diverse. Un riconoscimento alla Sicilia, a Palermo in particolare, che vede così ridare una speranza in un quartiere dove in molti non sapevano neanche che vi fosse quel Castello…il 6 novembre 2015 alla Presentazione dell’evento, in una delle sale dello stesso Castello, alcuni dei presenti fra i quali Leoluca Orlando il sindaco di Palermo, Luciano Benetton il Presidente della Fondazione Benetton Studi Ricerche, Maria Elena Volpes Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo, hanno decantato la possibilità di una rinascita di Maredolce, legata alla riqualificazione di un quartiere così a rischio; per tale motivo, oltre l’interesse istituzionale c’era un interesse legato proprio alla territorialità in quanto Maredolce rappresenta, oltre che l’incontro di due culture, arabo e normanna, la comprensione di un luogo la cui memoria andrebbe tutelata dagli stessi abitanti, con quel senso di appartenenza inteso come bene comune rispetto al quale sentirsi parte attiva. Alla salvaguardia della  memoria storica contribuisce il Premio, il cui intento di diffondere la cura dei luoghi, rappresenta un lavoro fra conservazione e innovazione; il Comitato Scientifico della Fondazione  sceglie infatti ogni anno un luogo che meriti attenzione e susciti riflessioni in base alla finalità del Premio. Maredolce dunque non come un frammento di una cultura architettonica illustre ma un compendio nel quale ci si permette di leggere un deposito di cultura…è sicuramente una bella sfida, sarà una grande battaglia.
Una sicura realtà di Maredolce è stata determinata dal fatto che proprio lo sciacallaggio delle costruzioni a ridosso del Castello ne abbiano nascosto l’identità; passeggiando per le vie di Brancaccio, chiedere notizie del Castello era impensabile, scomparso addirittura nella percezione degli abitanti che non sapevano di vivere accanto ad un castello. Significativa la frase del sindaco Orlando alla Conferenza: “A Palermo ci sono due tipi di inciviltà, la media e la grande.. ed è stato grazie alla grande inciviltà che si è  resa possibile la salvaguardia di Maredolce.”. Per molto tempo dimenticato persino nella descrizione topografica, sfigurato nella sua riconoscibilità proprio da quelle stesse costruzioni abusive che l’hanno protetta da atti di sciacallaggio e vandalismo. In questo contesto urbano e sociale difficile, oggi ancor di più nasce l’esigenza di prendersi cura di qualcosa che rappresenti  un’opportunità di riscatto per il quartiere stesso oltre che per la città di Palermo.

Barbara  Filippone

 


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