sabato 1 luglio 2017

Cratere di una bomba diventa una piscina: ad Aleppo il potere dell’innocenza

Alcuni bambini si tuffano con gioia e spensieratezza in una pozza d’acqua grande quanto una piscina. Il solito divieto delle mamme di non saltare dentro le pozzanghere qui è stato sicuramente trasgredito. Eppure, nella fotografia non si vede nessun adulto. Nessun genitore con la faccia arrabbiata compare sulla scena. Tutto è solo pura gioia, libertà. Solo che, in realtà, la libertà in un luogo come questo è una finzione. Siamo ad Aleppo, la città siriana
sotto assedio. La città in cui si ritiene che vivano gruppi di ribelli, che la Russia con le sue bombe ha deciso di scovare. Qui, per i bambini la vita è dura, troppo. Sono ancora vivide in noi le immagini del video del piccolo Omran, vittima innocente di un bombardamento sulla sua casa. Lui, salvato e portato su un’ambulanza, con gli occhi smarriti si toccava le ferite sanguinanti. No, Aleppo non è una città per bimbi. Eppure, in questo angolo di inferno terrestre, i bambini continuano ad essere bambini. Il luogo in sé non è adatto alla loro vita: troppo pericoloso. Ci sono bombe che cadono come pioggia scrosciante. Ci sono bombe che cadono in casa come ospiti inattesi, che lasciano tutto in macerie. Ci sono bombe che cadono, punto. Ma agli occhi dei bambini, anche le bombe possono trasformarsi, come per magia, in qualcosa di inaspettato e di bello, paradossalmente. È questo il caso immortalato nelle fotografie che, da qualche giorno, girano sul web. In queste immagini ci sono dei bambini felici e spensierati che si tuffano e fanno il bagno in una piscina. Ad Aleppo, appunto, in un cratere lasciato da una bomba, riempito di acqua. Agli occhi di un adulto questo non potrebbe di certo essere possibile. La bomba, con la sua aurea di morte, non può portare la vita e la felicità. Ma agli occhi dei bambini ogni cosa si trasforma. E così hanno saputo trasformare il segno di una bomba in una piscina. Noi adulti, purtroppo, non riusciamo a capire tutto ciò. Non riusciamo a vedere con ingenuità tutto ciò che vedono loro. Loro che sanno di vivere immersi nella guerra, ma rimangono bambini e cercano il buono nelle cose. Loro che sanno che tanti altri bambini muoiono per i bombardamenti o per le condizioni di vita. Ma questo non impedisce loro di smettere di vivere e di crescere. E sono proprio i bambini, con la loro spensieratezza, che donano la speranza agli adulti. Perché loro, nonostante la guerra, sono ancora capaci di essere felici. Beninteso: non bisogna lasciare che l’angoscia prenda il sopravvento e che la vita diventi un’ansiosa attesa della morte. Essere consapevoli, di nuovo e sempre consapevoli della finitudine umana, non deve significare questo. Deve voler dire, invece, ringraziare la vita per la vita, vivere il più intensamente possibile ogni istante di essa nella piena valorizzazione di sé, degli altri e del mondo. E questo è possibile solo attraverso la consapevolezza che in ogni istante si potrebbe diventare nulla. E che dal nulla non promana nulla.


ELENA MARIANI

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