domenica 23 luglio 2017

Francesco D’Antuono e il suo “inquilino” da sfrattare

«Prendo la vita come viene. Mettendomi in discussione ogni giorno, sapendo che ogni giorno è unico. Senza più aspettare segnali di svolta. Ho imparato a riconoscere il bene: nelle persone, nelle cose e nelle situazioni. E, soprattutto, negli occhi orgogliosi dei miei due splendidi figli. Carburante dell’anima. È quello che non ti importa come gli altri ti vedano, ma come tu ti senti. Il mio invito, anzi, il mio appello alle persone che soffrono di una qualsiasi malattia, è di fare il primo passo, farsi sentire. Da quel primo passo verranno gli altri passi. Se pensi di essere sconfitto sei il tuo peggior nemico. Ho scelto di rispettare le mie emozioni, per questo forse non riesco a trovare stabilità. Perché ho bisogno, ogni secondo, di sentire addosso la vita».


Accade di imbattersi in storie che vibrano di vita, riempiono concetti e stati emozionali lasciati vuoti, resi aridi dal mestiere sul campo. Succede di incontrarle d’improvviso queste storie, e di non avere il giusto spazio per raccontarle: il giusto giornale, il momento propizio o il sentimento appropriato. E allora, queste storie, finiscono in archivio, nell’attesa di essere messe per iscritto. E condivise. Perché una storia più la racconti e più vive. La vita ti fa conoscere persone che ti aiutano a crescere, ti toglie altre che facevano parte di te, ti fa trovare persone pronte ad aiutarti ed altre pronte a distruggerti, persone che rappresenteranno un ostacolo ai tuoi sogni e persone che ti aiuteranno a raggiungerli. Ecco, questa persona è proprio una manna dal cielo, un monumento all’ottimismo, uno spot alla vita. Francesco D’Antuono, psicologo, impiegato comunale nonché addetto stampa dell’Angri calcio negli ultimi due anni, non si ferma, il «signor P» gli fa un baffo. Perché ha convertito la “p” di Parkinson in possibilità. Una leggerezza e un’autoironia fuori dal comune di una persona che racconta il suo percorso dentro la patologia senza mai piangersi addosso. Come indica Marco Presta (autore della prefazione del suo «L’Inquilino dentro», Aracne editrice, 2008), tratta «la malattia non come una pietosa diversità o una forma di forzato isolamento spirituale, ma per quello che è: una parte della vita, dolorosa e impegnativa, esasperante e odiosa ma “vitale”. Perché ogni malato […] è una persona sana. Con un inquilino da sfrattare». Un uomo che è riuscito a sdrammatizzare con ironia anche nei momenti più duri, e che ha infatti scritto un libro a quattro mani con il giornalista Giovanni Piazza, «L’Inquilino dentro», dove viene descritto metaforicamente il rapporto tra malato e malattia come un condominio che viene occupato da un inquilino molesto che gli fa i dispetti e ogni tanto gli concede qualche attimo di pace. Il calcio è uno di quegli attimi: Francesco non è un calciatore, e non ha alcuna intenzione di rimettersi in gioco in tal senso, se non per svago. Ma si è accorto che quando si dedica ad un pallone, il signor P, l’inquilino fastidioso che condivide le giornate con lui da oltre un decennio, si fa da parte. «Nell’ultima giornata del campionato di Promozione campana ho coronato il mio sogno di esordire con la maglia della squadra per la quale sono stato addetto stampa e faccio il tifo da bambino - dichiara D’Antuono -. C’ho provato anche lo scorso anno, incoraggiato dall’allenatore precedente Guido Silvestri, ma non è stato possibile. Poi, il mister Pasquale Vitter, che è anche medico, ha fatto il possibile per realizzare questo mio desiderio, perché mi sono accorto che quando rincorro un pallone, il tremore – come d’incanto - svanisce. A inizio anno - prosegue - ho cominciato gli allenamenti con la squadra, coadiuvato dal bravissimo consulente sportivo Matteo Testa, e a marzo avviene il mio tesseramento, ricevendo l’idoneità sportiva ad aprile. Sono entrato a 15 minuti dalla fine della partita, ed ho addirittura segnato il gol del parziale pareggio contro la Poseidon (la gara terminerà con una sconfitta per l’Angri, ndr). Ho iniziato a tremare, ma stavolta per l’emozione». L’emozione di un uomo che non ha alcuna voglia di mollare; ha imparato a riconoscere il bene nella solidarietà al piccolo Giuseppe Di Palma, mascotte della società di calcio angrese, affetto dalla rarissima patologia metabolica gangliosidosi GM1 e negli occhi dei suoi figli. Ha una voglia matta di raccontare la sua storia. Intensa e spesso difficile. Alla fine, una storia meravigliosa.

Andrea Fiorentino


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