mercoledì 5 luglio 2017

I bambini soldato nel mondo

Sono 250 mila i bambini soldato nel mondo. È l’allarme lanciato da Telefono Azzurro, che dà una precisa idea di quanti siano i minori nel mondo coinvolti, forzatamente o come volontari a causa di precarie condizioni di vita, nei conflitti; utilizzati come spie o inviati in missioni suicida, come il bambino dell’attacco kamikaze al matrimonio di un militante curdo in Turchia, che ha causato la morte di 29 minori. Non solo, ma, in particolare le bambine, sono anche sfruttate a scopi sessuali, e costrette a matrimoni forzati. Il coinvolgimento dei minori nei conflitti è un
crimine di guerra che provoca profondi danni fisici e psichici, non solo infatti ostacola almeno tre degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e cioè l’istruzione primaria universale, la riduzione della mortalità infantile e la lotta contro l’HIV, malaria e altre malattie; ma determina profondi cambiamenti che intaccano quasi la natura stessa dei bambini coinvolti. Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, ha infatti spiegato come a causa delle esperienze traumatiche che vivono, i minori utilizzati negli scontri subiscono gravi danni psicologici. Innanzi tutto queste esperienze determinano la perdita da parte dei bambini di tutte le competenze emotive ed empatiche tipiche dell’età, insieme all'incapacità di gestire le emozioni. Conseguenze negative si verificano anche nel rapporto con l’altro, visto come nemico, e a cui si riservano quindi comportamenti aggressivi. Inoltre, come è immaginabile, per questi bambini la Vita perde di valore, non è un bene da proteggere e salvaguardare, e questo vale sia per quella degli altri che per la propria, numerosi sono infatti i suicidi che avvengono tra i minori coinvolti nei conflitti. La soluzione a questo problema prevede l’intervento di specialisti per far ritrovare a questi bambini se non la serenità, almeno la capacità di gestire e comprendere le proprie emozioni e indispensabili sono gli interventi nelle zone in cui la pratica di assoldare bambini soldato è diffusa e radicata, come quelli portati avanti da Unicef. L'Unicef, infatti, negli ultimi 10 anni ha realizzato diversi programmi in zone come l’Afghanistan, la Costa D’Avorio, la Colombia per assistere ed aiutare nel reinserimento i bambini soldato. Questi programmi prevedono l’allontanamento dei minori coinvolti dai gruppi armati, il reinserimento familiare e sociale insieme all'accesso ai servizi sanitari e sociali, l’offerta di alternative concrete attraverso percorsi di scolarizzazione e formazione psicoattitudinale e la proposta di percorsi specifici per i casi più gravi. La realtà dei bambini soldato è purtroppo radicata e vede numeri troppo alti per essere ignorati, l’azione di Telefono Azzurro e di Unicef, come degli altri numerosi enti che si impegnano nella lotta a queste violazioni, deve essere continuativa e totale per fare in modo che quei 250 mila bambini possano tornare a impugnare giochi adatti alla loro età, e non armi.


VALENTINA MARASCU

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