martedì 18 luglio 2017

I giovani nel web

Ho la strana sensazione che tutto stia andando verso la direzione sbagliata. La sensazione è giusta, i giovani sono sbagliati… la considerazione nasce da tutto ciò che leggo e scopro sui social delle vite di questi giovani. Posto che ci sono giovani che svolgono serenamente il loro percorso adolescenziale, nulla esclude che comunque diventi dura alzarsi e decidere ogni mattina di restare ben saldi sulle proprie idee senza che coetanei invece snervati possano finire per isolarti perché tu diventi diverso; diverso perché rispetti le regole, diverso perché non nascondi ai tuoi ciò che fai durante la giornata, diverso perché semplicemente decidi di non seguire la massa.
Del resto l’universo dei giovani è sempre stato oggetto di attenzione, attraverso la loro evoluzione si sono studiati azioni, reazioni e prospettive per un utile programmazione del futuro da parte delle istituzioni, e benché oggi i mezzi per studiarli sono diversi si arriva prima alle conclusioni.
L’essere di per sé giovani è un’accezione  poco attendibile perché le stesse variabili che in essa influenzano sono in continua evoluzione; ma in questo preciso momento sembra che la loro crescita evolutiva abbia avuto una battuta d’arresto. L’arresto è avvenuto proprio su un terreno verosimilmente di evoluzione, ovvero il web. Oggi i giovani hanno perso la loro identità, e paradossalmente laddove sembri che tutto sia virtualmente condivisibile, diventa oggetto di attenzione e l’omologazione  uno status condiviso. La sperimentazione del sé così diventa ricerca del sé, si confondono gli stili, i sogni sono generalisti e poco individualistici. Ma cultura dell’essere diventa predominante sulla cultura dell’apparire; la riflessione è che se gli over 40 hanno riscoperto l’ego attraverso i social, cosa può far pensare che i giovani ne restino immuni?
Diventa palese il fatto che la società non aiuta a diventare adulti, sembra quasi che lo status di giovane tardi nel tempo a lasciare il passo allo status di adulto, la possibilità di ottenere altre qualificazioni sociali, come un lavoro, una famiglia, e responsabilità si raggiungono tardivamente e dunque i giovani restano avvinghiati nella ragnatela virtuale.
Ecco dunque focalizzato il problema: lo stazionamento in quel limbo virtuale e la conseguente cultura appresa attraverso il web. La cultura dell’apparire e non dell’essere,  l’identità del giovane è proclamata apertamente nell’abbigliamento, nel linguaggio, e nello stile estetico. Sembrerebbe poca sostanza… a volte gli atteggiamenti, nel caso dei giovani, raccontano perfettamente il loro modo di vivere; una foto sul web di alcuni ragazzi seduti al museo Louvre intenti a smanettare  con gli smartphone; voglio credere che quello possa essere stato solo un momento tedioso nel quale quei giovani studenti abbiano trovato un buon metodo per riprendersi, voglio credere che quella foto sia frutto di un photoshop, tra l’altro non ne ho verificato l’autenticità, ma questo è stato solo l’input per prendere in esame un problema sociale: tutti, esattamente tutti, grandi e piccini, sembrano bloccati con questi cellulari che a livello quantitativo accumulano più ore spese a navigare che a leggere un libro, fare un’uscita, rendere utile quel tempo.
Gli appassionati del web avranno dalla loro parte tanti buoni motivi per dire che la condivisione sociale ha anche degli aspetti positivi, i giovani condividono infatti per esempio senza grosse difficoltà compiti, ricerche, ma quel tempo recuperato in realtà si perde in un secondo momento. Lo sguardo assente è a volte fruitore di risposte,  ed è dura far cambiare loro atteggiamento; sembrano persi nella loro ricerca d’identità, la perdita dei valori, delusioni e illusioni continue rendono il giovane disorientato ma allo stesso tempo pensano di essere padroni del mondo perché i loro desideri sono facilmente raggiungibili, la famiglia infatti spesso assalita dalle preoccupazioni di far quadrare i conti  sono a loro volta disorientati e i giovani restano impantanati nella favola del web non riuscendo ad identificare ciò che è male e ciò che è bene. Una foto così su Instagram diventa misuratore della loro soddisfazione, un like su Facebook con le conseguenti scelte fotografiche di adolescenti seminude diventano i post più cliccati… senza contare quei giovani che vedendo una risorsa di guadagno sul web si attivano per esempio creando un blog dove fanno dell’omofobia il cavallo di battaglia degli articoli; un caso di questi giorni, quello di uno studente catanese che diventa un falso giornalista di notizie inventate a tavolino e che attraendo un trend del nostro tempo, la guerra all’immigrato, riceveva sempre più click e come tale sempre più guadagni. Perché la realtà è che il web strumentalizza il giovane, sembra quasi che si possa restare immuni da tutto e nello stesso tempo che  si possa rimanere liberi di agire senza subirne conseguenze; il web è quel parco divertimenti senza regole né gestori. Se ne può parlare all’infinito ma io ultimamente vedo sorgere più problemi che risorse nell’utilizzo di questo magico strumento…


BARBARA FILIPPONE

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