martedì 11 luglio 2017

Il Sudafrica è pronto a rinascere?

Thuli Madonsela, da sei anni il difensore civico supremo del Sudafrica, è famosa nel Paese per l’inchiesta che l’anno scorso ha quasi costretto il presidente Zuma a dimettersi. Jacob Zuma, infatti, Presidente del Sudafrica dal 2009, si è fatto costruire un villaggio residenza prendendo 27 milioni di euro dalle casse pubbliche. Successivamente, grazie alla sentenza richiesta dalla stessa Madonsela, i giudici della Corte suprema hanno deciso che il Presidente ha infranto la legge e hanno
ordinato la restituzione della somma fino all'ultimo centesimo. Nonostante l’esito positivo della sentenza, comunque, l’immagine di Zuma è rimasta negativa: un leader corrotto e colpevole di aver distrutto l’immagine del suo partito, l’African National Congress, fondato da Mandela nel 1912 e partito egemone del Paese dal 1994. Il saccheggio dello Stato, ad opera del Presidente, ha così fatto vacillare la democrazia, dato che persone affamate sono persone arrabbiate, ed ha reso possibile  un risultato altrimenti inaspettato alle ultime elezioni amministrative. Da qualche giorno, infatti, Johannesburg (principale città del Sudafrica) ha un nuovo sindaco: Herman Mashaba. Ha 56 anni, è un uomo d’affari e, per la prima volta nella storia del Sudafrica democratico, non appartiene all’African National Congress. Lo stesso è successo a Città del Capo e a Pretoria, la capitale. In un’ottica positiva, tale cambiamento potrebbe produrre il suo effetto finale alle prossime elezioni politiche nel 2019, e quindi la fine dell’egemonia e del primato dell’Anc. Mashaba, da parte sua, promette lotta totale al malaffare, servizi invece di bustarelle e nuovi posti di lavoro. Tuttavia, dietro di lui, il vero artefice del cambiamento è un uomo molto più giovane e già protagonista della vita pubblica: Mmusi Maimane. Ha 36 anni ed è il leader del secondo partito del Paese, principale formazione d’opposizione, la Democratic Alliance. Quest’ultima, pur non avendo raggiunto una vittoria piena (l’Anc resta ancora il Partito di maggioranza) è di sicuro una forza emergente, espressione di vero rinnovamento e portatrice di cambiamento storico perché, a differenza dell’Anc, non è espressione diretta della secolare lotta di liberazione dei neri sudafricani. A incarnare tutto questo è proprio Mmusi e la ragione è molto semplice: è il primo leader della Democratic Alliance con la pelle nera.  La Democratic Alliance è, infatti, l’erede delle formazioni liberal dei bianchi sudafricani, che si opponevano al regime della segregazione razziale. Alle prime elezioni democratiche del 1994 ottenne un misero 1,7 %, dopodiché è cresciuta lentamente. La sua forza è stata la conquista dell’unica grande città sudafricana non amministrata dall’Anc, Città del Capo, e poi della provincia, il Western Cape. Prima di Maimane la sua leader era Helen Zille, una donna anti-apartheid ma bianca. Ed era proprio quest’ultima sua caratteristica ad essere usata dalla propaganda dell’opposizione da parte dell’Anc.  Questo fattore, unito alla sciagurata conduzione della campagna per le politiche del 2014 ha infine indotto la Zille a ritirarsi. Così, Mmusi Maimane era il prediletto per la successione e la Democratic Alliance, scegliendolo come favorito, aveva fatto di tutto per dargli visibilità e togliersi così di dosso l’etichetta di “partito dei bianchi.” Contemporaneamente, Mmusi non perdeva occasione per affrontare direttamente Jacob Zuma sul tema della corruzione. Per concludere, quindi, la sua nomina a leader del Partito ha, sia consacrato il suo ruolo, sia definitivamente liberato la Democratic Alliance da un’immagine legata al passato e, dati i risultati delle elezioni amministrative, pare che l’intero Sudafrica sia pronto a fare lo stesso.

MARIANNA FANGIO

Nessun commento:

Posta un commento