domenica 2 luglio 2017

La barca della speranza…

La presentazione di un libro è sempre entusiasmante per una lettrice appassionata come me, specie quando il libro non l’ho ancora letto; ma spesso la presentazione di un libro diventa spunto di riflessione per problemi verso i quali ancora non si riesce a capire se possiamo fare qualcosa. E così è stato per un autore, giornalista e scrittore Lorenzo Rosso che con il suo “Punta bianca” mette in risalto un problema drammatico che è quello degli immigrati.
Il libro è inserito all’interno del programma fittissimo del Festival delle letterature migranti, che giunto alla sua seconda
edizione si è tenuto a Palermo dal 12 al 16 di ottobre dove ciò che importa sono tavoli di confronto e non semplici presentazioni e sponsorizzazioni di autori e di libri. E il confronto con Lorenzo Rosso c’è stato e ha posto l’uno di fronte l’altro tanti punti di vista, coinvolgendo parole, immagini e suoni…: una frase mi ha colpita della bravissima Maria Giambruno, che ha introdotto e moderato l’incontro, impegnata in prima persona nel Festival: “Se non si fossero mosse le idee, gli autori, gli scrittori, probabilmente non avremmo avuto quel patrimonio che oggi ci ritroviamo ad avere”;  la letteratura dunque diventa luogo di contaminazione delle idee in una terra come la Sicilia che fa da ponte a questi poveri “cristi”.
Il libro diventa infatti una spinta a raggiungere una libertà che non deve essere necessariamente fisica, bensì una spinta a volersi bene, perché Dio non vuole la salvezza degli uomini solo attraverso le “mani giunte” ma anche attraverso la concretizzazione di quel desiderio di libertà che Dio ci ha tramandato. Raccontando di un uomo, come sottolinea Suor Fernanda Di Monte, giornalista e responsabile Eventi Librerie Paolinie, che insoddisfatto della sua vita, combattuto fra il restare in una zona d’ombra e l’ignavia, trova uno stimolo da una barchetta rimasta incagliata sugli scogli… e da qui nasce l’idea di metterla a posto e iniziare questa nuova avventura che lo porterà dall’altra parte della costa in un viaggio pieno di insidie e di pericoli. Punta Bianca è dunque un romanzo, anzi un racconto, come ama definirlo l’autore stesso, piemontese da generazioni ma palermitano di adozione, che condurrà ciascuno alla riflessione: tutti siamo alla ricerca di qualcosa che ci trascenda e che dia un senso profondo alla nostra vita. Una barchetta rimasta da una parte, un relitto quasi, che nella sua esistenza ha già trasportato altre persone per motivi sicuramente diversi da quelli del nostra protagonista, è poi rimasta arenata e che avrà trovato suo malgrado nuovi motivi per tornare a navigare in quello stesso mare, ma questa volta spinta da ragioni diverse; la spinta questa volta è quella di una libertà interiore, come sottolinea Teresa Di Fresco, vice presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, che nel suo intervento pone l’attenzione a quel desiderio di libertà che ciascuno sente, che cerca seppur per motivi diversi; il protagonista del racconto infatti non ha la necessità di emigrare perché si trova in condizioni difficili materialmente,  bensì il suo desiderio di libertà nasce da una ricerca diversa, quello di scoprire nuovi mondi nei quali trovarsi come esploratore e come esplorato nei confronti della propria anima. Teresa Di Fresco chiude il suo intervento con una frase da tenere a mente: “Non è tanto raggiungere quella libertà, nella quale rimanere imbrigliati, ma dalla quale ripartire per raggiungere quei traguardi tanto desiderati.” La libertà di cui oggi si parla tanto è spesso riferita al fenomeno dei migranti, ma in realtà va guardata anche da un punto di vista diverso: chi ha una libertà fisica dovrebbe tramutarla in libertà interiore e migliorarsi nella sua quotidianità.
L’origine di questa storia, nasce da un fatto di cronaca realmente accaduto e di cui si occupò lo stesso Lorenzo Rossi, questa volta nelle vesti di giornalista, e quell’evento di quella barca, di quel relitto rimasto incagliato nella costa agrigentina, è diventato Punta Bianca.
Ma ogni libro quando contiene in sé un messaggio particolare diventa parola da leggere con attenzione, spunto di riflessione, e in mezzo a tante pubblicazione che trovano solo l’immediato guadagno di case editrici disposte a pubblicare di tutto, si resta coinvolti in quelle letture che ti portano da un’altra parte. Questo libro per me, che non ho letto, ma alla cui presentazione ho partecipato, è diventata occasione di riflessione per qualcosa più grande di me, di noi…
Potremo realmente fare qualcosa per questi migranti? Migranti che si trovano respinti persino alle porte di un paese come Gorino, frazione del comune di Goro, di poco più di seicento anime in provincia di Ferrara, in cui dodici donne e qualche bambino su un pullman sbarcate sulle coste italiane, si sono viste sbarrare l’accesso al paese. Scoppiata la rivolta: una protesta, pesantissima, con barricate per strada, nei tre punti d’accesso alla cittadina e dunque la prefettura si è trovata a dover cambiare piano, sottomettendosi alla volontà popolare. Ma questa è un’altra storia sintomatica di quello che vive il nostro paese rispetto a questo problema.


BARBARA FILIPPONE

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