sabato 8 luglio 2017

La storia d'Italia nel periodo della strategia della tensione nel libro di Pietro Neglie "Il pericolo rosso"

Tra la guerra civile del 1943-45 e il 1969, c’è la storia ancora poco conosciuta del nostro paese. Un periodo in cui ebbe inizio la strategia della tensione, e quel controverso intreccio di rapporti fra Dc, Pci, Msi e i loro referenti internazionali ma anche quell'oscura pagina delle organizzazioni paramilitari clandestine. A far luce su questo periodo è “Il pericolo rosso” un fresco di stampa di Pietro Neglie, professore associato di Storia contemporanea all'Università di Trieste, corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche di Gorizia. Studioso del movimento sindacale, del fascismo e del comunismo, Neglie si è occupato a lungo dei complessi rapporti tra fascisti e comunisti e con questo saggio pubblicato da Luni Editore, toglie il velo del
tempo a quei partiti ideologicamente forti, spiegando come questi disponessero di apparati di sicurezza e sistemi logistici attivabili in situazioni di emergenza; ciò pone problemi di enorme rilievo in merito al punto centrale, in uno stato democratico, relativo all'esercizio del monopolio della forza. Pone anche il problema dello “spazio” reale in cui si esercita la sovranità dei cittadini, laddove l’esistenza di strutture paramilitari clandestine pone dei limiti che nemmeno l’esercizio del diritto di voto può far superare. Da un lato i comunisti, con i loro apparati paramilitari riorganizzati con l’aiuto di Mosca, nati dalle costole del combattentismo partigiano, protetti e finanziati dall’Urss. Dall'altro il variegato e contraddittorio fronte anticomunista, con le sue strutture ricostituite sotto la supervisione degli anglo-americani: la gladio quale evoluzione delle formazioni partigiane cattoliche e la rete di strutture a essa collegate; la “gladio nera”, sofisticata evoluzione del radicalismo fascista “utilizzata” dall'anticomunismo di marca atlantica per operazioni illegittime e illegali: nel loro insieme, esse hanno tenuto in stallo la democrazia italiana per mezzo secolo.


LUCA ANDREJ

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