domenica 2 luglio 2017

L’alleanza ‘ndrangheta-Isis che recapita i tesori trafugati nei salotti dei collezionisti

C’è una scienza dietro i saccheggi, le distruzioni, le censure che lo Stato Islamico attua quando si impossessa di qualche nuovo territorio in uno dei luoghi più ricchi di patrimonio archeologico e culturale al mondo. Abbiamo già in passato raccontato di come l’Isis utilizzi le nuove tecnologie per finanziarsi e trovare nuovi adepti, e anche di come il traffico clandestino di opere d’arte e reperti archeologici rappresenti una fonte di sostentamento per i loro folli progetti secondo solo all'esportazione di petrolio sul mercato nero. Come si svolga il passaggio
materiale di tesori dalla Libia, dalla Siria e dagli altri territori occupati sino ad arrivare ai salotti di ricchi collezionisti lo rivela una sconvolgente inchiesta di Domenico Quirico su La Stampa. Nel porto di Gioia Tauro ‘ndrangheta e Stato Islamico stringono un patto che consenta ai pezzi trafugati di sfuggire ai controlli senza particolari problemi. Gli intermediari sul territorio delle famiglie calabresi, alleati con la camorra campana, prendono in consegna i tesori e organizzano appuntamenti con i compratori. Fino a poco tempo fa erano americani, musei e privati. Quando hanno scoperto che i soldi servivano a comprare armi per l’Isis gli americani hanno bloccato tutto. Ora i clienti sono in Russia, Cina, Giappone, Emirati: “Sono stati saccheggiati con metodo nelle terre controllate dal Califfato islamico, Libia e vicino Oriente. Gli islamisti li scambiano con armi (kalashnikov e Rpg anticarro). Le armi arrivano dalla Moldavia e dall'Ucraina attraverso la mafia russa. Mediatori e venditori appartengono alle famiglie della ’ndrangheta di Lamezia. E alla camorra campana. Il trasporto è assicurato dalla criminalità cinese con le loro innumerevoli navi e container”. Il surreale appuntamento a cui partecipa Quirico si svolge in una macelleria, totalmente isolata, tra salumi già lavorati che pendono dai ganci e quarti di animale che attendono ancora il coltello del beccaio. Gli oggetti sul tavolo delle trattative sono la statua di un imperatore del secondo secolo dopo Cristo, pieno di rigonfia e marmorea romanità e sottratto da un’altra Neapolis, quella libica (la romana Leptis Magna), e un cammeo con la testa di Augusto. In generale, tutti gli altri reperti provengono da Cirene e Sabrata, luoghi che i jihadisti controllano o hanno controllato. La richiesta per l’imperatore è di sessantamila euro. Molto meno per l’Augusto. Gli emissari, colti il giusto e in grado di districarsi con sapienza tra epoche classiche e marchi di scultori, parlano di oggetti di «due anni fa»: in modo di poter negare, se necessario, le circostanze più gravi. E al massimo rischierà un’accusa di ricettazione: tre anni. Quirico allora va oltre e, fingendosi un ricco collezionista del Nord, chiede di vedere qualcosa di ancor più esclusivo. Allora il trafficante gli mostra alcune foto: una ciclopica testa di una divinità greca. La richiesta è di un milione di euro, ma a 800mila si può chiudere. Escluso il trasporto. E per essere sicuri che non si tratti di un falso il procedimento è semplice: si versa un anticipo, si trattiene il pezzo per 15 giorni, lo si fa verificare da chiunque si voglia. Poi o si chiude o lo si riconsegna immacolato. D'altronde scherzare con certi individui non conviene. “Problemi a esporre la testa? Suvvia! Lo metta in salotto, bene in vista, se qualcuno gli fa domande dica che l’ha comprata a un mercato delle pulci per cinquanta euro e che è una bella copia”. A Quirico tuttavia la storia della triplice alleanza camorra-‘ndrangheta-Isis non convince: “Due consulenti internazionali in materia di sicurezza, Shawn Winter, militare proveniente dalle forze armate degli Stati Uniti e l’italiano Mario Scaramella, mi propongono una pista che porta a un burattinaio ancor più sconcertante: il traffico dei reperti sarebbe in realtà diretto dai Servizi russi, eredi del Kgb. Un altro indizio che si legherebbe, nell'organigramma del crimine, a quelli dei ceceni e degli uzbechi di cui ci sono prove siano passati per campi di addestramento russi, diventati poi comandanti di formazioni jihadiste. O la presenza tra i fondatori dell’Isis di alti ufficiali del dissolto esercito di Saddam Hussein addestrati dai sovietici”. L’Isis ha la possibilità di piegare e usare formazioni criminali come camorra e ’ndrangheta per semplici ruoli gregari? Forse solo uno Stato, una superpotenza, potrebbe essere davvero in grado di muovere un traffico così sofisticato, ramificato e “colto”, non certo terroristi impegnati in una guerra senza quartiere.


DANIELE DELL’ORCO

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