sabato 22 luglio 2017

L’assurdo delle guerre di religione

L’ossessione religiosa è alla radice dei conflitti per creare disaccordo e contese

Quanti sono oggi i conflitti esistenti in nome della religione? Molti, anzi troppi; alcuni antichi come la Bibbia e altri più recenti, come in Irlanda, in Croazia o in Serbia, dove si dicono cristiani o in Ruanda, dove le tribù cristiane continuano lo sterminio fra loro e i tanti movimenti radicali che negli ultimi 20 anni hanno educato i loro giovani ad odiare chi era diverso. Le religioni si prestano troppo spesso ad armare le identità che si sentono minacciate, ma le ragioni delle guerre non sono mai religiose, perché morte e sterminio non possono essere le motivazioni fondanti della legge di Dio. Ormai è diventato un luogo comune pensare alla pace come all'assenza di conflitto, ma la pace non è solo l’assenza di qualcosa, la pace è qualcosa. Essa esiste ed è una potenza e mentre il conflitto cerca di combatterla con caos e paura, in molti luoghi della terra tanti organismi lavorano per il bene
comune attraverso buone pratiche di convivenza. Comprendere il ruolo delle religioni in una comunità è determinante per ricostruire i fini comuni di una civiltà più etica ed accogliente. Le migrazioni, sempre all'ordine del giorno, muovono le persone e con esse i loro credo. Le religioni storiche non possono più vivere di rendita, ogni giorno si devono misurare con nuovi fenomeni, perché il pluralismo religioso ha modificato gli scenari. Persino l’architettura sacra alla quale eravamo abituati, sta cambiando; se prima la presenza di luoghi di culto esotici impauriva, ora questi si sono inglobati nel territorio e le persone che vi gravitano intorno fanno parte del quotidiano. Le società si evolvono e noi non possiamo rimanere fermi. Questo pluralismo religioso contiene molti elementi inediti che devono essere considerati da un punto di vista sociale e politico, ma interpella anche ognuno di noi sull’importanza della religione come bussola nella nostra vita e non come elemento di aspra discordia. Turati diceva che la violenza è un metodo di lotta inferiore e brutale, figlio della debolezza, ma se riusciamo tramite la conoscenza a costruire la pace nelle diversità, avremo trasformato quel metodo in una opportunità positiva e ridato bellezza alla vita, perché il bene e l’armonia camminano anche sulle nostre gambe.

SAMANTHA TERRASI

Nessun commento:

Posta un commento