mercoledì 17 gennaio 2018

Chi danneggia la Natura danneggia anche una forma d’arte

Secondo lo scienziato-filosofo Rudolf Steiner, fondatore tra le sue tante innovazioni anche dell’agricoltura biodinamica e soprattutto dell’Antroposofia o Scienza dello Spirito, l’essere umano nel suo approccio con la Terra dovrebbe considerarla come «Un mondo buono da imitare, un mondo bello da sperimentare, un mondo vero da conoscere». Questo deve avvenire in particolare quando si fa l’esperienza della Natura: quando a contatto ed immersi in essa, con le forze del libero pensare unite alla nostra consapevolezza di essere anche spirito, possiamo coglierne l’assenza profonda e le sue meraviglie, scoprendone la bellezza, la verità e la bontà a un livello adatto allo spirito del nostro tempo. Troppo spesso infatti assistiamo ad un approccio prevalentemente utilitaristico e in fin dei conti materialista ed egoista anche dell’ecologia e dei temi di conservazione della Natura. Va bene preoccuparsi o (meglio) impegnarsi contro l’inquinamento o il clima che cambia perché senza acqua e aria pulita o senza più terreni coltivabili l’umanità rischia l’estinzione. Ottima cosa cercare di salvare gli insetti pronubi perché senza di essi molte specie vegetali commestibili scomparirebbero. Ma le motivazioni di fondo che portano ad occuparci di natura e ad interagire con essa dovrebbero essere più
profonde, andare oltre anche al solo approccio emotivo (molto diffuso ad esempio tra gli animalisti) e risalire alle nostre stesse radici ed alla nostra missione di custodi del Creato e della Vita di questo Pianeta. In questi giorni ho sentito il nostro Presidente della Repubblica tuonare giustamente contro i piromani, per i danni provocati al nostro patrimonio ambientale, alla nostra economia, al turismo , al lavoro. E con lui tanti amministratori pubblici. Nessuno però ha accennato allo sfregio alla bellezza che i roghi hanno provocato, alla cattiveria, egoismo ed ignoranza di chi li ha originati ed alla profonda ingiustizia che si cela dietro azioni di questo tipo. Solo recuperando e riconoscendo come importanti anche la dimensione metafisica dei valori della Natura potremo veramente porre le basi per un vero salto culturale che ponga le tematiche ambientali come questioni prioritarie e non solo elementi di contorno. Ciò lo possiamo fare se ci porremo davanti alla Natura con umiltà, disponibilità e consapevolezza. Colui che la contempla e ne fruisce, anche come semplice turista, oggi è chiamato ad un approccio nuovo, più evoluto con Essa. Non basta solo la conoscenza, che deve nascere dall'esperienza e non solo dai libri e dalle teorie, ma occorre unire ad essa anche la coscienza. In questo modo nascerà un approccio anche morale alla Natura. Proprio come davanti ad un’opera d’arte, oltre a poter dire se è bella o brutta, da oggi l’Uomo dovrà essere in grado sempre più spesso di dire: è giusta, non è giusta; è vera, non è vera. Per esempio verità nella Natura vuol dire cercare di ascoltarla, percepirne i livelli di vitalità. Non fermarci al fenomeno esteriore, ma cercare di capire cosa esso sta cercando di comunicarci, ciò significa che avremo sempre di meno la possibilità di fare l’esperienza del bello senza fare l’esperienza del vero e, all'opposto, non potremo fare l’esperienza del vero senza fare al contempo l’esperienza del bello. È infatti bello perché è vero, è vero perché è bello. E proprio perché è bello e vero, è anche buono. E se bello e buono possono avere entro certi limiti valenze soggettive e culturali, il vero è universale: o è o non è. Non a caso qualcuno che la sapeva lunga disse “La verità vi renderà liberi”. Senza volere troppo filosofeggiare, dovremo ritornare dunque gradualmente ma anche piuttosto velocemente ad una riunificazione dell’esperienza del buono, del bello e del vero. Nel corso dell’evoluzione umana queste tre esperienze le abbiamo lacerate, separate, per sopravvivere prima e per acquisire la nostra individualità e libertà poi. Oggi siamo chiamate a recuperarle in tutti gli aspetti della nostra vita, ma a maggior ragione in quelli che ci pongono a contatto con la Natura. Riscoprendo il fascino del buono, imparando a riconoscere il bello attorno a noi e battendoci sino alla morte per portare verità nelle nostre esistenze. Poiché avvicinarsi alla Natura senza una dimensione spirituale, etica ed estetica consapevole, ma solo con un approccio di pura fruizione, anche solo emotiva, servirà unicamente ad alimentare l’antico inganno. Quello di un Uomo che non fa parte della Natura stessa, ma che se ne crede solo il padrone, rimanendo invece schiavo di sé stesso. Finendo col sentirsi ancora una volta inutile e solo in un modo in via di distruzione.

ARMANDO GARIBOLDI


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